I social possono rendere asociali. Ma la soluzione non è rinunciarvi

Il legame

I social possono rendere asociali. Ma la soluzione non è rinunciarvi

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I social media hanno la capacità di mettere in contatto gli adolescenti. Ma dobbiamo trovare un modo migliore per bilanciare i benefici dei social media con i possibili esiti negativi sulla salute
di redazione

Lo si sente ripetere spesso: i social rendono asociali. Ma liquidare con un facile gioco di parole gli effetti di Instagram, Facebook e affini sugli adolescenti non è certo l’intenzione dei ricercatori della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health che hanno condotto una approfondita indagine sull’impatto a lungo termine dell’utilizzo dei social media sulla salute mentale dei ragazzi. 

Scoprendo che, effettivamente, il rischio di ritirarsi in se stessi, di depressione e di finire per “tenersi tutto dentro” è reale. 

Nello studio pubblicato su Jama Psychiatry ci si riferisce a questi atteggiamenti con il termine di “interiorizzazione”. I ragazzi che passano almeno tre ore al giorno sui social sono più esposti al rischio di interiorizzazione degli altri. «Molti studi esistenti hanno trovato un legame tra l'uso dei social media e la salute degli adolescenti, ma pochi hanno osservato questa associazione nel tempo. Il nostro studio mostra che gli adolescenti che passano molto tempo sui social media hanno maggiori probabilità di segnalare problemi di interiorizzazione nel corso dell’anno successivo. Non possiamo concludere che i social media causino problemi di salute mentale, ma pensiamo che ridurre il tempo passato sui social media potrebbe essere un vantaggio per la salute degli adolescenti», ha detto Kira Riehm a capo dello studio. 

I ricercatori hanno analizzato i dati di 6.500 ragazzi tra i 13 e i 17 anni che avevano partecipato allo studio Population Assessment of Tobacco and Health Study (Path) tra il 2013 e il 2016. Ogni anno ai partecipanti veniva chiesto quanto tempo passassero sui social e se soffrissero di qualche disturbo mentale, con atteggiamenti di eccessiva interiorizzazione o al contrario con manifestazioni di disagio rivolte all’ esterno (rabbia, aggressività, ecc.…). 

Dall’analisi è emerso che meno del 17 per cento degli adolescenti non utilizzava i social media. Il 32 per cento dei ragazzi (circa 2mila) li usava per meno di 30 minuti, il 31 per cento li utilizzava dai 30 minuti alle 3 ore, il 12 per cento dalle tre alle sei ore e l’8 per cento usava i social media per più di 6 ore.  

Ebbene, gli adolescenti che passavano più di tre ore al giorno sui social media sono più esposti al rischio di problemi di salute mentale, caratterizzati soprattutto da atteggiamenti di interiorizzazione, ovvero di chiusura e isolamento, ansia e depressione, tendenza a tenere per sé le proprie emozioni.

«I social media hanno la capacità di mettere in contatto gli adolescenti che potrebbero essere esclusi dalla loro vita quotidiana. Dobbiamo trovare un modo migliore per bilanciare i benefici dei social media con i possibili esiti negativi sulla salute. Stabilire limiti di tempo ragionevoli, migliorare la progettazione delle piattaforme di social media e concentrare gli interventi sull’alfabetizzazione sono tutti modi in cui possiamo trovare questo equilibrio», ha detto Riehm in conclusione.