Soldati con il cuore a pezzi: la salute cardiovascolare dei militari è peggiore di quella dei civili

Lo studio

Soldati con il cuore a pezzi: la salute cardiovascolare dei militari è peggiore di quella dei civili

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Solo il 30% dei militari americani ha valori ideali di pressione in confronto al 55% dei civili. Altrettanto strano: solamente un terzo dei soldati ha un peso ideale
di redazione

Lontano dagli occhi lontano dal cuore. E forse vale anche il contrario: vedere da vicino gli orrori delle guerre o assistere a eventi tragici di altro tipo può avere ripercussioni sul cuore. Almeno così si potrebbe spiegare in parte come mai i soldati americani in servizio hanno una salute cardiovascolare peggiore rispetto alla popolazione generale. 

Sì, perché proprio loro che sulla carta dovrebbero rappresentare  “la meglio gioventù” del Paese, sottoposti a screening completi prima del reclutamento, costantemente monitorati e in perenne attività fisica hanno un rischio cardiovascolare superiore ai civili della stessa età. 

L’inaspettato risultato è frutto della prima indagine sui fattori di rischio per malattie cardiache condotta nell’esercito degli Stai Uniti pubblicata sul Journal of the American Heart Association.

I ricercatori hanno messo a confronto la salute cardiovascolare di 263mila soldati tra i 17 e i 64 anni di età sottoposti a controlli medici nel 2012 con un gruppo di civili coetanei che aveva partecipato al National Health and Nutrition Examination Survey (Nhanes) tra il 2011 e il 2012. 

La valutazione è avvenuta in base a quattro dei sette fattori di rischio indicati dall’American Heart Association: fumo, peso, pressione sanguigna e diabete. Sono rimasti fuori gli altri tre parametri necessari a completare la previsione di rischio cardiovascolare, ovvero alimentazione, attività fisica e colesterolo totale perché i dati sui soldati non erano completi. 

Ogni fattore di rischio è stato classificato come “ideale”, “intermedio”, o “elevato”. Dall’analisi è emerso che un’alta percentuale di soldati mostrava parametri ideali per quanto riguarda il fumo e il diabete, ma si allontanava dai valori ottimali per il peso e la pressione arteriosa. 

Solamente il 30 per cento dei militari aveva valori ideali di pressione in confronto al 55 per cento dei civili, un risultato inaspettato dato che le persone con ipertensione vengono escluse dall’esercito al momento del reclutamento. E, altrettanto strano, solamente un terzo dei soldati aveva un peso ideale. Un dato che è in linea con quello della popolazione generale, ma che sorprende perché ci si sarebbe aspettati una maggiore attenzione al fitness tra gli uomini e le donne in divisa. 

«È singolare che non abbiamo incontrato i vantaggi che ci aspettavamo nel gruppo dell’esercito. Ed è chiaro che entrambi i gruppi hanno ampi margini di miglioramento», ha dichiarato Loryana L. Vie della University of Pennsylvania, tra gli autori dello studio. 

Gli scienziati hanno diviso entrambi i gruppi in sottogruppi in base all’età. Trovando che per ogni età, la salute cardiovascolare della popolazione civile superava quella dell’esercito per tutti e quattro i parametri presi in considerazione. Anche se, bisogna sottolinearlo, nessuno dei due gruppi si avvicinava allo standard di salute fissato dalle linee guida delle società scientifiche.

Non si salvano neanche i giovani tra i 17 e i 29 anni. In questa categoria solamente il 16 per cento della popolazione civile e il 10 per cento dei militari raggiungeva livelli ideali in tutti e quattro i parametri. 

«È stato sorprendente scoprire che il personale dell’esercito aveva meno probabilità di avere una salute cardiovascolare ideale rispetto ai civili di età simile. Dato che le reclute vengono sottoposte a screening per la pressione alta e il mantenimento del fitness è uno degli obiettivi principali dell’esercito», ha detto Darwin R. Labarthe della Northwestern University Feinberg School of Medicine di Chicago autore senior dello studio. 

I ricercatori sono consapevoli di aver individuato un punto debole nella prevenzione delle malattie cardiache all’interno dell’esercito americano e invitano a svolgere ulteriori indagini per risalire alle cause di questo fenomeno. Tra le ipotesi possibili, anche le esperienze stressanti delle missioni militari.