Sonno: orari sregolati mandano in tilt il metabolismo

L’associazione

Sonno: orari sregolati mandano in tilt il metabolismo

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Non è una buona notizia per tutti coloro che svolgono lavori con turni variabili, costretti a repentine variazioni degli orari di sonno e di veglia per esigenze professionali, come il personale sanitario
di redazione

La salute vien dormendo. Ma la regola vale solo se il sonno è regolare. Chi varia spesso le abitudini, andando a dormire e svegliandosi ogni volta a orari diversi, e dorme poche ore per notte rischia più degli altri di soffrire di obesità, colesterolo alto, ipertensione, glicemia alta e altri disturbi del metabolismo. Un buon sonno dovrebbe quindi far parte delle strategie di prevenzione contro le malattie metaboliche, al pari dell’alimentazione sana e dell’attività fisica. 

È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Diabetes Care condotto negli Stati Uniti su più di 2mila uomini e donne tra i 45 e gli 84 anni. 

Gli scienziati hanno osservato il rapporto con il cuscino dei partecipanti cercando l’associazione sospettata tra l’irregolarità del sonno e le anomalie del metabolismo. Lo studio ha avuto una durata complessiva di sei anni. Tutti i partecipanti erano stati dotati di un dispositivo per monitorare la durata e la qualità del sonno da indossare al polso (actigrafo) per una settimana. I risultati permetterebbero di fare previsioni sulla salute futura delle persone in base alla quantità e qualità del sonno. Della serie: dimmi come dormi e ti dirò se il tuo metabolismo funzionerà o andrà in tilt. L’ipotesi di partenza, ossia che esistesse un’associazione tra un sonno non regolare e le malattie metaboliche, si è infatti rivelata corretta. 

Le persone con il più alto livello di varietà negli orari scelti per dormire e svegliarsi avevano maggiori probabilità di avere problemi di salute. E dall’analisi dei dati è emerso che le sregolatezze sono precedenti all’insorgenza delle patologie metaboliche. C’è quindi qualche concreto indizio di un possibile nesso causale tra l’irregolarità del sonno e le disfunzioni del metabolismo. 

Gli scienziati hanno calcolato che a ogni variazione di un’ora nell’addormentarsi e nello svegliarsi, una persona può avere il 27 per cento di probabilità in più di andare incontro a disturbi metabolici.

Non è una buona notizia per tutti coloro che svolgono lavori con turni variabili, costretti a repentine variazioni degli orari di sonno e di veglia per esigenze professionali. Il pensiero va immediatamente al personale sanitario, sulla cui salute sono stati fatti già ampi studi, tutti con risultati poco incoraggianti. Le persone con un sonno irregolare, non rispettoso dei cicli circadiani, sono anche più a rischio di depressione, di apnee notturne e di disturbi dell’alimentazione, dicono gli autori di questo studio. 

Ma gli effetti principali si hanno sui fattori di rischio cardiovascolare: chi dorme male ha un girovita più grande, elevati livelli di colesterolo cattivo e bassi livelli di quello buono, ha la pressione alta, i trigliceridi sopra la norma e la glicemia a digiuno lontana dai valori ideali. Sembra abbastanza per invitare chi può a “darsi una regolata”, privilegiando la routine rispetto all’improvvisazione.

«I nostri risultati suggeriscono che mantenere uno schema del sonno regolare ha effetti metabolici positivi. Questo messaggio va a sostegno delle attuali strategie di prevenzione per la malattia metabolica che si concentrano principalmente sulla promozione del sonno sufficiente e di altri stili di vita sani», scrivono gli autori dello studio.