La spinta gentile che convince a vaccinarsi contro l'influenza

La strategia

La spinta gentile che convince a vaccinarsi contro l'influenza

Non servono imposizioni: anche un'email, se scritta nel modo corretto, può spingere a vaccinarsi
redazione

adult vaccination.jpg

Spingere gentilmente le persone a fare una scelta, senza imposizioni. È la teoria dei nudge che spopola in economia e scienze sociali e che, secondo un nuovo studio, potrebbe funzionare anche nella prevenzione

È il dilemma che tiene impegnati gli esperti di salute pubblica: come convincere la popolazione a vaccinarsi?  Ora uno studio appena pubblicato su Nature Human Behavior propone una strategia tanto semplice quanto efficace: inviare delle mail ai diretti interessati, o ai disinteressati, insomma a chiunque possieda i requisiti per l’immunizzazione. I quattro ricercatori americani autori dell’esperimento si sono concentrati sul vaccino anti-influenzale, ma iniziative simili potrebbero funzionare anche per altri vaccini. Negli Stati Uniti la vaccinazione antinfluenzale, capace di ridurre le probabilità di ammalarsi del 50-60 per cento, è consigliata a tutte le persone dai 6 mesi di età in su, ma solamente il 40 per cento degli americani ricevono il vaccino ogni anno. Tra gli over 65, la fascia di popolazione più a rischio, vengono vaccinate 6 persone su 10. 

I ricercatori hanno preso ispirazione dalla teoria dei nudge, il nuovo paradigma delle scienze economiche e sociali: piccoli cambiamenti nel modo di presentare il messaggio possono indurre le persone a fare determinate scelte senza sentirsi costrette.  L’esempio classico è il più efficace: posizionare la frutta a portata degli occhi e delle mani nei supermercati può invogliare a mangiare alimenti sani più di un categorico divieto del cibo spazzatura. 

Nel nostro caso, il “nudge”, il “pungolo”, la “spinta gentile” ideata per aumentare il tasso di vaccinazioni antinfluenzale  consisteva in una serie di mail informative sui pericoli del virus stagionale e sui vantaggi del vaccino.

Per il loro esperimento gli scienziati hanno selezionato 280mila beneficiari del Medicare (persone con oltre 65 anni di età). Il campione è stato diviso in cinque gruppi: un primo gruppo non ha ricevuto alcuna mail informativa, gli altri quattro hanno ricevuto comunicazioni di diverso tipo.

Tutte le lettere erano timbrate dall’US Department of Health and Human Services, si rivolgevano al destinatario con il nome proprio ed esordivano con la stessa frase: “Proteggi te stesso e le persone che ami. Vaccinati gratis!”. 

Le persone del secondo e del terzo gruppo hanno ricevuto mail dallo stesso contenuto, ossia informazioni sull’efficacia del vaccino, ma provenienti da diversi mittenti. In un caso si trattava del direttore del US Surgeon General, nell’altro del direttore del National Vaccine Program Office.

I destinati del quarto e quinto gruppo hanno ricevuto invece mail “potenziate” con messaggi più espliciti contenuti nel “P.S” in fondo alla lettera. In un caso la frase conclusiva recitava: “Molte persone hanno trovato utile pianificare la vaccinazione. Scrivi il tuo programma qui sotto e attaccalo al frigorifero, così non lo dimentichi!”. 

Le mail del quinto gruppo si spingevano oltre. “Molte persone hanno trovato utile decidere adesso il piano per la vaccinazione. Segna il tuo qui sotto e attaccalo al frigorifero per non dimenticarlo!”. Ai destinatari di queste mail veniva poi chiesto di selezionare una delle due caselle con le possibili opzioni: “Farò il vaccino per ridurre il rischio di prendere e diffondere l’influenza il giorno …”, oppure “Non farò il vaccino anche se vuol dire avere maggiori probabilità di ammalarmi e diffondere l’influenza”. 

Ebbene, alla fine dell’indagine, i ricercatori hanno osservato che l’invio delle mail, indipendentemente dal contenuto e dal mittente, aveva ottenuto un aumento del tasso di vaccinazioni fino all’1,4 per cento. Un valore non particolarmente alto in termini percentuali, ma che in numeri assoluti si traduce in 500mila vaccinazioni in più all’anno. 

«Sebbene l’entità degli effetti che abbiamo osservato è modesta - scrivono i ricercatori -  e non associata a cambiamenti nei tassi di ospedalizzazione, riteniamo che si tratti di un intervento potenzialmente significativo se applicato su larga scala». 

In un editoriale di accompagnamento all’articolo, Mitesh S. Patel, della 1Penn Medicine Nudge Unit dell’University of Pennsylvania, Philadelphia, invita a prendere spunto dallo studio per individuare nudge ancora più efficaci, anche se più invasivi, come introdurre nella lettera la possibilità di fissare direttamente un appuntamento per la vaccinazione. 

«Questo studio di Yokum et al. è uno dei più grandi esperimenti del suo genere - ha detto Patel - e dimostra come i nudge possono essere impiegati

su larga scala per cambiare il comportamento del paziente. Mentre continuiamo a testare il modo migliore di progettare queste strategie, dovremmo considerare anche la possibilità di andare più in alto nella scala di intervento con i nudge». Provare cioè con una spinta gentile, ma un po’ più forte.