Negli Stati Uniti l'inquinamento causato dagli incendi è responsabile di 20 mila morti

Lo studio

Negli Stati Uniti l'inquinamento causato dagli incendi è responsabile di 20 mila morti

Negli USA gli incendi sono responsabili dell’80% delle morti premature causate dall’inquinamento dell’aria. Uno studio su Environmental Research Letters calcola l’impatto degli incendi causati dall’uomo sulla qualità dell’aria. Le fiamme sono responsabile del 67% del Pm 2,5 presente nell’aria

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Immagine: Photo courtesy of Peter Buschmann, United States Forest Service, USDA. Some additional editing by W.carter., Public domain, via Wikimedia Commons
di redazione

La superficie della Città del Vaticano moltiplicata per cinque. È un parametro scelto a caso, giusto per rendere l’idea dell’area interessata dagli incendi negli Stati Uniti nei soli primi dieci giorni dell’anno appena iniziato (78 incendi, 222 ettari bruciati). 

Nel 2021 nello stesso periodo era andata peggio: 214 incendi, 382 ettari. Nel 2018 lo scenario era da inferno: tra l'1 e il 9 gennaio erano andati in fumo oltre 2 mila ettari in 618 incendi.  Sono dati necessari per farsi una ragione di quanto afferma uno studio appena pubblicato su Environmental Research Letters: oltre l’80 per cento delle morti premature negli Stati Uniti causate da particolato fine (Pm 2,5) frutto di processi di combustione può essere attribuito agli incendi causati dall’uomo. Secondo i ricercatori del Massachusetts Institute of Technology, l’impatto sulla salute delle fiamme che periodicamente divampano negli Stati Uniti è stato finora sottostimato. 

Eppure i sistemi di monitoraggio della qualità dell’aria hanno mostrano  chiaramente che quando la terra brucia la quantità di Pm2,5 nell’aria aumenta significativamente. Non è solo colpa di automobili e industrie, quindi, se si muore per l’aria inquinata. 

In base ai calcoli dei ricercatori, negli Stati Uniti gli incendi dolosi o accidentali causati dagli esseri umani sono responsabili del 67 per cento delle polveri sottili e di un elevato numero di morti premature. Gli autori dello studio ne hanno stimate 20mila solo nel 2018, un anno segnato da numerosi e vasti incendi (la California è uno degli Stati più colpiti), un numero del 270 per cento superiore a quello registrato nel 2003, uno degli anni meno colpiti dalle fiamme. 

«Gli incendi non solo minacciano vite umane, infrastrutture ed ecosistemi, ma sono anche una dei principali fattori che compromettono la qualità dell'aria. Elevati livelli di esposizione al fumo possono avere un impatto negativo sulla salute umana, provocando condizioni come infezioni respiratorie, cancro ai polmoni, malattie cardiache e persino parti prematuri. I nostri risultati mostrano che un’ampia e significativa quantità di particelle di fumo dannose derivano direttamente da incendi provocati dall’uomo», afferma Therese Carter, a capo dello studio. 

I ricercatori hanno consultati gli archivi del Global Fire Emissions Database per quantificare le emissioni di incendi agricoli e hanno classificato gli eventi in due categorie in base alla causa, naturale o umana. Grazie a un modello di spostamento delle sostanze chimiche nell’aria hanno ricostruito la concentrazione di particelle prodotte dalla combustione negli Stati Uniti, concludendo che una parte significativa del Pm2,5 deriva da incendi provocati dall’uomo. Significa che potenzialmente il danno potrebbe essere evitato. 

«Ora che sappiamo che gli esseri umani possono svolgere un ruolo fondamentale nella riduzione delle concentrazioni di Pm2,5, dovremmo mettere in atto politiche, regolamenti e piani di gestione per prevenire gli incendi provocati dall'uomo. Gli sforzi per ridurre al minimo gli incendi di origine umana dovrebbero essere concentrati su determinate aree del Paese e su alcuni tipi di accensione. Identificare e riconoscere le fonti di queste particelle è il primo passo verso un futuro più pulito e più sano» conclude Carter.