Teenager, attenzione al consumo di alcol: i danni al cervello non sono passeggeri

La raccomandazione

Teenager, attenzione al consumo di alcol: i danni al cervello non sono passeggeri

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Il consumo eccessivo di alcol in età adolescenziale può alterare l’amigdala, l’area coinvolta nelle emozioni. Nel cervello di chi ha iniziato a bere tanto da giovano si osservano evidenti cambiamenti epigenetici. Lo studio su Translational Psychiatry
di redazione

Ai genitori, di solito, non servono le conferme della scienza per invitare i figli adolescenti a non esagerare con l’alcol. Se la cavano benissimo anche senza, la paternale gli riesce bene lo stesso. Ma in caso ne avessero bisogno, sull’ultimo numero di Translational Psychiatry potrebbero trovare prove scientifiche a sostegno dei loro inviti alla prudenza. I ricercatori dell’Università dell’Illinois hanno infatti dimostrato che un consumo elevati di alcolici in età adolescenziale ha effetti a lungo termine sul cervello. Le conseguenze degli eccessi giovanili si osservano soprattutto nelle connessioni neurali dell’amigdala, l’area coinvolta nelle emozioni, nella paura e nell’ansia. 

Per questo i teen ager forti bevitori rischiano di sviluppare disturbi psicologici da adulti e dipendenza da alcol. 

Più precisamente: il consumo di alcolici provoca specifici cambiamenti epigenetici che alterano l’espressione di una proteina cruciale per la formazione e la conservazione delle connessioni neurali nell’amigdala. Il fenomeno è stato osservato su campioni di cervello di persone adulte analizzati post-mortem. Per cambiamenti epigenitici si intendono i cambiamenti che variano l’espressione genica senza modificare la sequenza del Dna, che influenzano il fenotipo senza alterare il genotipo. 

Cambiamenti di questa natura possono essere provocati dall’ambiente, da fattori sociali e dal cosiddetto “stile di vita”. I ricercatori hanno analizzato il tessuto dell’amigdala di diversi individui deceduti intorno ai 55 anni. 11 di questi avevano iniziato a bere pesantemente prima dei 21 anni (bevitori precoci) e altri 11 avevano cominciato ad alzare il gomito regolarmente dopo i 21 anni (bevitori tardivi). Il gruppo di controllo era formato da 22 persone che non avevano avuto problemi di abuso di alcol. 

L’analisi ha evidenziato che il cervello dei bevitori precoci mostrava il 30 per cento in più di una molecola chiamata Bdnf-As che regola il gene responsabile della produzione di una proteina chiamata Bdnf (fattore neurotrofico cerebrale) cruciale per il normale sviluppo e la conservazione delle sinapsi tra i neuroni del cervello. Il rapporto tra le due molecole è inversamente proporzionale: aumenta il Bdnf-As, diminuisce il Bdnf. E infatti nel cervello dei bevitori precoci c’è una quantità del 30-40 per cento inferiore di Bdnf rispetto a quella osservata nel cervello di chi aveva iniziato a bere da adulto o di chi non aveva mai bevuto molto. 

«Il Bdnf è necessario per il normale sviluppo del cervello e per le connessioni tra i neuroni. Se i livelli scendono a causa dell'esposizione all'alcol, il cervello non si svilupperà normalmente»,  ha detto Subhash Pandey, professore of psichiatria, direttore del UIC Center for Alcohol Research in Epigenetics, e corresponding author dello studio.

I ricercatori sono convinti che questa carenza di Bdnf sia associata a disturbi psicologici e a un maggiore rischio di alcolismo. 

«I cambiamenti epigenetici che abbiamo osservato nel cervello dei bevitori che hanno iniziato da giovani possono alterare la normale funzione dell’amigdala che regola le nostre emozioni e può rendere gli individui più suscettibili all’ansia, come dimostrato in altri studi, o allo sviluppo o proseguimento di una dipendenza da alcol più avanti nella vita», concludono i ricercatori.