I trattamenti per la fertilità non funzionano? Potrebbe essere colpa dell’inquinamento

Ambiente e salute

I trattamenti per la fertilità non funzionano? Potrebbe essere colpa dell’inquinamento

L’impatto negativo riguarda soprattutto le prime fasi del concepimento
redazione

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Uno studio ha analizzato l’impatto dei singoli inquinanti sulle varie fasi della fecondazione in vitro. Scoprendo che l’aria inquinata riduce le possibilità di concepimento e aumenta il rischio di interruzione precoce della gravidanza

L’esito dei trattamenti per la fertilità potrebbe dipendere dall’aria che respirano le donne. Le pazienti più esposte all’inquinamento atmosferico hanno meno probabilità di rimanere incinte o di portare a termine la gravidanza di quelle che vivono in ambienti più puliti. 

Gli autori dello studio pubblicato su Human Reproduction hanno analizzato i risultati di 6.600 fecondazioni in vitro eseguite in un centro per la fertilità di Seul nel corso di 9 anni, trovando che l’inquinamento è capace di mandare in frantumi i progetti di maternità. 

La ricerca ha coinvolto più di 4.500 donne che si sono sottoposte a uno o più cicli di fecondazione in vitro dal 2006 al 2014.  Questi dati sono stati messi a confronto con quelli ricavati dal monitoraggio dell’inquinamento atmosferico di 40 aree urbane. Per ogni donna i ricercatori hanno calcolato l’esposizione oraria media durante il trattamento per la fertilità a cinque sostanze inquinanti: biossido di azoto, monossido di carbonio, anidride solforosa, ozono e minuscole particelle nocive note come PM 10. Il traffico automobilistico e le industrie sono i principali responsabili della loro presenza nell’aria. 

L’indagine è stata condotta minuziosamente, valutando gli effetti di ogni sostanza su ciascuna delle quattro fasi del ciclo di fertilità, dalla stimolazione ovarica, al trasferimento dell’embrione, all’attecchimento, alla gravidanza vera e propria. 

Le donne, di età media di 35 anni, avevano ricevuto due o più embrioni durante il ciclo di fecondazione artificiale. In totale il 51 per cento delle pazienti è arrivato alla fase della gravidanza. 

Per ogni ciclo c’è stato il 9,4 per cento di gravidanze interrotte nelle primissime fasi, con un esito positivo del primo test che veniva smentito nel giro di pochi giorni. Il tasso di interruzioni nelle fasi successive, quando l’embrione era impiantato nell’utero, è stato del 38 per cento. 

«Nonostante il meccanismo specifico non sia chiaro - ha dichiarato Seung-Ah Choe della School of Medicine della CHA University di Seoul, a capo dello studio - un elevato inquinamento atmosferico sembrerebbe influenzare il processo di concepimento nelle fecondazioni in vitro, il che significa che l’impatto dell’inquinamento può essere profondo nelle coppie che hanno problemi di fertilità». 

L’influenza dell’inquinamento è particolarmente negativa nella prima e nella terza fase del processo. Le donne che durante la stimolazione ovarica sono esposte ad alti livelli di biossido di azoto e di monossido di carbonio riducono rispettivamente del 7 e del 6 per cento le loro probabilità di passare alle fasi successive della fecondazione. 

L’altro periodo delicato è quello dell’attecchimento dell’embrione nell’utero: le donne che respirano aria inquinata abbassano del 7 -8 per cento le probabilità di ottenere l’impianto dell’embrione e hanno un rischio superiore del 17-18 per cento di fallimento della gravidanza nelle primissime fasi.

«Fondamentalmente le loro analisi - ha dichiarato alla Reuters Lindsey Darrow, epidemiologa dell’ Emory University’s Rollins School of Public Health che non è coinvolta nello studio - hanno mostrato che livelli più elevati di inquinamento durante il periodo della stimolazione ovarica e subito dopo il trasferimento dell’embrione  erano indicativi di un fallimento nel concepire e mantenere la gravidanza nelle pazienti sottoposte a fecondazione in vitro».