Tumori, ogni anno mille morti evitabili con l’attività fisica

Fondazione Aiom

Tumori, ogni anno mille morti evitabili con l’attività fisica

di redazione

Trenta minuti al giorno per cinque giorni alla settimana: basterebbe questo per evitare che ogni anno in Italia muoiano mille persone a causa di un tumore. L’esercizio fisico regolare, infatti, può ridurre di circa il 7% la probabilità di ammalarsi di cancro, con punte del 20% (tumore del colon) e del 25% (tumore dell’endometrio). Il movimento aiuta anche a tollerare meglio le terapie e a ridurre fino al 30% il rischio di recidive in chi si è già ammalato.

Per questo l’aumento della popolazione fisicamente attiva è fra gli obiettivi di Fondazione Aiom, che durante la Giornata “Attività fisica e tumori” del 29 ottobre presenterà in diretta web da Roma (su www.fondazioneaiom.it) esperienze e progetti italiani ed europei mirati a coinvolgere cittadini e pazienti perché si muovano di più.

«Certo in questo momento è tutto più difficile – ammette Stefania Gori, presidente di Fondazione Aiom – con piscine e palestre chiuse. Ma l’attività fisica rappresenta uno degli strumenti più importanti per la prevenzione delle malattie croniche non trasmissibili ed è fondamentale per il benessere psicofisico e per migliorare la qualità di vita, a tutte le età. Secondo stime dell’American Association for Cancer Research, ricorda l'oncologa, nei Paesi anglosassoni fino al 25% dei casi di tumore sarebbe attribuibile a un bilancio energetico “troppo” ricco, ovvero all’alimentazione eccessiva e alla sedentarietà, e l’attività fisica sembrerebbe pertanto associata a una riduzione del rischio oncologico complessivo.

Purtroppo, però, gli italiani sono in realtà un popolo di pigri (e lo erano anche prima del Covid-19): più di uno su tre (il 34%) non svolge attività fisica.

«Rendere più equo l’accesso alla salute è l’obiettivo di Horizon Europe 2021-2027, il programma di ricerca e innovazione più ambizioso finora finanziato dalla Commissione europea che ha identificato la lotta al cancro fra le cinque missioni-chiave per i prossimi sette anni» ricorda Walter Ricciardi, professore di Igiene e Sanità pubblica dell’Università Cattolica e presidente del Mission Board for Cancer. Nel 2030 il cancro diventerà la prima causa di morte e «tutti i Paesi devono mirare alla prevenzione primaria – raccomanda - cercando di cambiare gli stili di vita individuali, oltre che anticipare le diagnosi, migliorare la qualità della vita dei malati e sostenere i pazienti anche dopo le terapie. L’obiettivo di Mission Board for Cancer, che ha come slogan “Cancer, mission possible”, è salvare più di 3 milioni di vite entro il 2030: aumentare l’attività fisica in tutta la popolazione e nei pazienti dopo la diagnosi è uno dei mezzi per riuscirci».

Anche l’American Cancer Society ha aggiornato le linee guida per la prevenzione oncologica, raddoppiando il tempo da dedicare al movimento. Il documento «esorta gli adulti a praticare tra i 150 e i 300 minuti di attività fisica di moderata intensità – sottolinea Giordano Beretta, presidente nazionale Aiom - o tra i 75 e i 150 minuti di attività fisica intensa a settimana. Le precedenti linee guida consigliavano fino a 150 minuti di attività fisica moderata o fino a 75 minuti di attività fisica intensa a settimana»

Fondazione Aiom sostiene il progetto Operazione PHALCO (PHysicAL aCtivity for Oncology), che sarà presentato nel corso della Giornata del 29 ottobre: «Il progetto si è sviluppato sull’onda di un’esperienza già avviata da oltre dieci anni» racconta Attilio Parisi, rettore dell’Università di Roma Foro Italico. Ai pazienti viene proposta un'attività fisica su misura con l'obiettivo di valutare se l’esercizio fisico sia utile anche in chi ha già un tumore, migliorandone, in maniera immediata, anche la qualità di vita.

Un esempio è l’esperienza delle Pagaie rosa Onlus, dal 2003 il primo equipaggio italiano di dragon boat interamente composto da donne operate di tumore al seno. «Oggi in Italia ci sono oltre trenta equipaggi – dice Maria Grazia Punzo, presidente di Pagaie rosa - e organizziamo gare a cui partecipano pazienti di ogni età». Praticando sport «possiamo tornare ad avere fiducia in un fisico che ci ha “tradito” con la malattia e restituire una progettualità anche a chi si sta curando: allenarsi con l’obiettivo di partecipare a una gara è una grande occasione di benessere psicologico. Perché non può esserci un vero recupero fisico – conclude - se non tornano i pensieri positivi».

Ecco tre semplici regole suggerite dagli esperti, da seguire in vista di un inverno difficile, con palestre e piscine al momento chiuse per Covid-19:

1) prendersi il tempo per camminare all’aperto, con un buon ritmo, almeno 30 minuti al giorno per 5 giorni;

2) organizzarsi con facili esercizi di ginnastica casalinghi attraverso i numerosi corsi disponibili sul web;

3) se possibile fare sempre le scale, di casa o dell’ufficio, evitando di prendere l’ascensore.