Se il turno di notte manda in fumo la fertilità

Salute femminile

Se il turno di notte manda in fumo la fertilità

Lavori fisicamente impegnativi e turni notturni rischiano di ridurre la riserva ovarica
Giovanna Dall’Ongaro

Il desiderio di avere un figlio non si avvera? La colpa potrebbe essere del lavoro. Le donne che svolgono mansioni faticose, compiono sforzi per sollevare pesi o devono rispettare estenuanti turni notturni hanno maggiori problemi di fertilità rispetto a chi svolge professioni fisicamente meno impegnative in orari regolari. Non è la prima volta che le possibilità di concepimento delle donne vengono messe in relazione con il tipo di occupazione svolto. 

Ma la ricerca dell’Harvard T.H. Chan School of Public Health pubblicata su  Occupational & Environmental Medicine contiene una interessante novità. Tutti gli studi precedenti misuravano la fertilità in base a  un semplice conteggio a posteriori: il numero delle gravidanze portate a termine in un determinato gruppo di donne. Questa volta, invece, i ricercatori, scelgono un dato scientificamente più significativo, un marcatore biologico capace di indicare con un alto grado di approssimazione la capacità riproduttiva di una donna: la valutazione della riserva ovarica, ossia di quel che resta del patrimonio follicolare in dotazione a ogni donna sin dalla nascita. Si tratta di andare a contare il numero degli ovociti idonei a essere fecondati, e misurare il livello di Fsh, l’ormone che regola il corretto funzionamento dell’ovaio e dell’ovulazione. Gli scienziati di Harvard lo hanno fatto su 473 donne che si erano rivolte ad una clinica della fertilità e su 313 donne che avevano completato almeno un ciclo di fecondazione in vitro. Tutte le aspiranti madri, dall’età media di 35 anni e con un indice medio di massa corporea pari a 23, facevano parte di un ampio studio (Earth) sull’impatto di fattori ambientali e alimentari sulla fertilità avviato negli Usa nel 2004. 

Alle donne è stato consegnato un questionario con alcune domande sulle loro mansioni lavorative.  Nel 40 per cento dei casi si trattava di occupazioni faticose che prevedevano lo spostamento o il sollevamento di pesi. Il 91 per cento delle donne aveva orari di lavoro standard. 

Veniamo ai risultati: i lavori fisicamente più impegnativi andavano di pari passo con una riserva ovarica bassa, che consisteva in una riduzione della quantità follicoli in generale (9%) e un calo (14,5%) di quelli che completano la maturazione, rispetto alle donne che nell’orario di lavoro compiono meno sforzi. Le possibilità di concepimento si abbassano ancora di più se le lavoratrici sono in sovrappeso e hanno più di 37 anni. 

Inoltre, secondo quanto riportato dalla ricerca pubblicata su Occupational & Environmental Medicine, la fertilità è messa a fortemente rischio dai turni di lavoro notturni che mandano in tilt il ritmo circadiano con conseguenze sulla salute riproduttiva. Le donne che periodicamente vanno al lavoro quando il sole è tramontato possono contare su un minor numero di ovociti rispetto a quelle che lavorano sempre con orari regolari.

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