Vegetariano non significa per forza sano

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Vegetariano non significa per forza sano

Ci sono i cibi “buoni” e i cibi “cattivi” anche nelle diete vegetariane. Non basta rinunciare alla carne per allontanare il rischio di malattie cardiache. Bisogna anche scegliere i sostituti giusti. Sì a verdure e cereali integrali. No a succhi, patate e dolci

di redazione

Si fa presto a dire “vegetariano”. Non tutte le diete che escludono carne e pesce sono uguali. Non tutte sono ugualmente salutari. A fare i dovuti distinguo è uno studio presentato al Congresso 2020 della European Society of Cardiology (29 agosto-1°settembre) che contesta l’idea molto diffusa che “vegetariano” sia sempre e comunque sinonimo di salute. Esistono cibi “sì” e cibi “no” anche nel regime alimentare ritenuto un toccasana. 

I ricercatori dell’Università di Harokopio ad Atene hanno analizzato l’associazione tra la quantità e la qualità degli alimenti di origine vegetale e la salute cardiovascolare in un campione di 146 persone obese che al momento dell’arruolamento non presentavano patologie cardiache, avevano una normale pressione sanguigna e valori nella norma di lipidi e zuccheri nel sangue. Tutti i partecipanti hanno compilato questionari sulle loro abitudini alimentari indicando con quale frequenza consumassero alcuni cibi specifici all’interno di una lista di 156 alimenti tipici della cucina greca. Il periodo di osservazione è durato 10 anni. 

Al termine dello studio è emersa una chiara associazione tra l’alimentazione e la salute cardiovascolare, ma non si è assistito al trionfo della dieta vegetariana tout court. Dopo dieci anni in circa la metà degli uomini si è osservato un peggioramento dei parametri indicativi della salute cardiovascolare: la pressione era alta, i livelli di lipidi e di glucosio nel sangue erano elevati. 

È vero: gli uomini che consumavano una quantità maggiore di alimenti vegetali avevano mantenuto valori più vicini a quelli di partenza rispetto agli altri. Ma la stessa tendenza non è stata osservata nelle donne. Il che, tanto per cominciare, impedisce di giungere a conclusioni valide universalmente. 

Ricostruendo nel dettaglio le scelte alimentari dei partecipanti, i ricercatori hanno “fatto le pulci” alla dieta vegetariana, individuando gli alimenti salutari che aiutano a mantenere nella norma i livelli di pressione sanguigna e di lipidi e zuccheri nel sangue da quelli meno salutari che, pur rientrando in una dieta vegetariana, ottengono il risultato opposto mettendo a rischio la salute cardiovascolare.

Nella lista dei cibi “buoni” si trovano gli alimenti meno lavorati, come cereali integrali, frutta, verdura, noci, olio d’oliva, tè e caffè. I cibi “cattivi” sono invece i succhi di frutta, le bevande zuccherate, i cereali raffinati, le patate e qualunque tipo di dolce. 

«Il nostro studio evidenzia la qualità nutritiva variabile degli alimenti vegetali. Ma l’associazione è più evidente nelle donne. Ricerche precedenti avevano dimostrato che le donne tendono a mangiare più cibi a base vegetale e meno prodotti di origine animale rispetto agli uomini. Ma il nostro studio suggerisce che questa scelta non sempre si traduce in una scelta alimentari più sana e a sua volta in un miglioramento della salute», ha dichiarato Matina Kouvari a capo dello studio. 

Gli scienziati invitano quindi a evitare le generalizzazioni del tipo “rinunciare alla carne fa bene alla salute” perché dipende cosa si sceglie come alternativa. Non tutti gli alimenti vegetali devono essere trattati allo stesso modo. 

«Mangiare meno carne fa bene alla salute del cuore, in particolare quando viene sostituita con cibi vegetali nutrienti come cereali integrali, frutta, verdura, noci e olio d’oliva», specifica Kouvari.