Vino, crolla il mito del consumo moderato: smettere di bere è la scelta migliore per la salute

Cambio di rotta

Vino, crolla il mito del consumo moderato: smettere di bere è la scelta migliore per la salute

bottle-pouring-glass-of-red-wine.jpg

Smettere di bere alcolici non soltanto è salutare, ma non ha nessun impatto sul benessere percepito da chi consuma alcol
di redazione

Dal “buon vino fa buon sangue” al “meno è meglio è”. La tendenza è confermata: il giudizio della scienza sul consumo di alcol è cambiato negli ultimi anni. Studio, dopo studio, gli amanti del vino, un tempo addirittura incoraggiati a berlo in quantità moderata, si sono visti strappare il bicchiere dalle mani sentendosi dire, in sostanza, che per il loro bene è meglio rinunciare ai piaceri di Bacco. 

A mettere nuovamente in dubbio i benefici del consumo moderato di alcol è un ampio studio condotto da ricercatori dell’Università di Hong Kong pubblicato sul Canadian Medical Association Journal dimostrando che chi smette di bere ci guadagna in salute fisica e mentale. 

«Nuove evidenze scientifiche suggeriscono una maggiore cautela nel raccomandare il consumo moderato di alcol come parte di una dieta salutare», ha dichiarato Michael Ni a capo dello studio. 

Gli scienziati hanno monitorato la salute e le abitudini a tavola di più di 10mila abitanti di Hong Kong tra il 2009 e il 2013. I partecipanti erano astemi o ex bevitori, oppure bevitori moderati (fino a 14 drink a settimana per gli uomini e 7 drink per le donne). 

I risultati sono stati confrontati con quelli di una indagine americana su 31mila persone condotta dai National Institute on Alcohol Abuse and Alcoholism. 

L’età media del campione analizzato era di 49 anni, risultava “non bevitore” (astemi o ex bevitori) il 64 per cento degli uomini e circa l’88 per cento delle donne. Gli uomini e le donne astemi da tutta la vita mostravano un benessere mentale superiore a tutti gli altri all’inizio dello studio. Nelle donne abituate a consumare alcolici in quantità moderata che smettevano di bere è stato osservato un netto miglioramento del benessere mentale. Lo stesso risultato è emerso dallo studio americano. 

«Ci si aspetta che il consumo globale di alcol continui ad aumentare, a meno che non vengano adottate strategie efficaci per ridurlo. I nostri risultati invitano alla cautela nel raccomandare il consumo moderato di alcol come elemento della dieta capace di migliorare la  qualità di vita correlata alla salute. Al contrario, smettere di bere è associato a cambiamenti postitivi nel benessere mentale, avvicinandosi al livello degli astemi», ha detto Ni. 

In media le donne che avevano rinunciato all’alcol raggiungevano il livello di benessere delle astemie entro 4 anni dall’ultimo bicchiere consumato. Al contrario, le donne astemie che iniziavano a bere moderatamente, dopo 4 anni non ottenevano benefici sulla salute fisica e mentale. 

Insomma, smettere di bere è un po’ come smettere di fumare: a lungo andare la salute dei rinunciatari si avvicina a quella di chi non ha mai iniziato a bere o a fumare. 

Ma perché abbandonare il vizio di Bacco giova alla salute? Gli autori dello studio avanzano alcune ipotesi: può darsi che la neurotossicità correlata all’alcol, responsabile di un aumento del rischio di tumori gastro-intestinali, venga annullata dall’astinenza o che la rinuncia a vino e simili migliori i rapporti con i famigliari, con i datori di lavoro e i colleghi. 

Non va sottovalutata poi la soddisfazione provata da chiunque riesce a interrompere un vizio o un’abitudine consolidata. Smettere non è da tutti.

Come abbiamo detto, la buona reputazione del bicchiere di vino ha cominciato a vacillare da qualche anno a questa parte. 

I risultati degli studi più recenti hanno costretto gli esperti a cambiare posizione sul consumo moderato di alcol, arrivando a invertire la rotta delle raccomandazioni mediche per dichiarare che “nessun livello migliora la salute”. 

E, come ricordano i ricercatori di Hong Kong, questa affermazione non dovrebbe sorprendere, dato che l’International Agency for Research on Cancer inserisce l’alcol nel gruppo 1 delle sostanze cancerogene. 

Non è un caso che gli ultimi aggiornamenti sulla soglia di sicurezza per il consumo di alcol abbiano abbassato l’asticella a 5-6 bicchieri di vino a settimana pari a 100 grammi di alcol. Una quantità inferiore a quella indicata da vari Paesi del mondo, tra cui il nostro (Italia, Spagna e Portogallo hanno dei limiti raccomandati quasi del 50  più elevati). 

Infine, non si può fare a meno di ricordare in questa sede lo scandalo scoppiato negli Usa circa un anno fa sullo studio pubblico che avrebbe dovuto dimostrare una volta per tutte i benefici per la salute cardiovascolare del consumo moderato di alcol. Sembra che quella ricerca abbia ricevuto finanziamenti dalle industrie che producono alcolici. Bacco non se la passa più tanto bene.