È nell’Africa meridionale la culla dell’umanità. Qui 200mila anni fa è nato l'Homo sapiens sapiens

La ricostruzione

È nell’Africa meridionale la culla dell’umanità. Qui 200mila anni fa è nato l'Homo sapiens sapiens

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Le prime migrazioni, iniziate tra i 130mila e 110mila anni fa, sono state conseguenza dei cambiamenti climatici che hanno aperto passaggi verdi in aree limitrofe
di redazione

Oggi non è rimasta traccia del suo glorioso passato. Non sono stati trovati indizi tangibili, reperti fossili, manufatti che documentino la sua straordinaria importanza. Eppure un gruppo di ricercatori australiani è convinto che quell’immensa distesa arida che si stende nell’Africa meridionale a sud del fiume Zambesi abbia dato i natali all’uomo moderno (Homo sapiens sapiens). È esattamente lì, secondo gli autori dello studio pubblicato su Nature, che 200mila anni fa sono comparsi i nostri progenitori. 

Da tempo gli antropologi sono in cerca del luogo esatto della culla dell’umanità. I resti più antichi di Homo sapiens sapiens risalenti a 195mila anni fa sono stati rinvenuti in Etiopia e molti scienziati avevano immaginato che quella fosse la culla dell’umanità moderna. 

Ma questo nuovo studio sposta l’origine dell’uomo molto più a sud. La nuova “patria” della nostra specie è stata individuata grazie all’analisi del Dna della popolazione che vive oggi in quell'area. Più di 1.200 persone abitanti nell’Africa meridionale hanno donato ai ricercatori campioni del loro sangue. In particolare gli scienziati hanno concentrato l’attenzione sul Dna mitocondriale, ossia il materiale genetico dei mitocondri, che viene trasmesso solo per via materna e che, conservando le tracce dei cambiamenti di generazione in generazione, può essere usato come una macchina del tempo per risalire a ritroso fino alle nostre primissime antenate. È così che i ricercatori hanno individuato le tracce genetiche dei primi uomini moderni, il cosiddetto lignaggio “L0”.

Combinando i dati genetici con quelli della distribuzione linguistica, culturale e geografica delle popolazioni, gli autori dello studio hanno scoperta che la prima “casa” di Homo sapiens sapiens si trovava in un’area un tempo assai fertile nel bacino del fiume Zambesi nel Botswana settentrionale.

Al posto delle attuali aride saline 200mila anni fa c’era il più vasto complesso idrico del continente africano, il lago Makgadikgadi. Grazie a condizioni geo-climatiche ideali per prosperare, i nostri antenati sono rimasti nella zona per 70mila anni. L’elevata umidità del suolo, secondo i ricercatori, spiegherebbe la mancata conservazione di reperti. Dopo la lunga permanenza nella terra natale, gruppi di uomini hanno cominciato a spostarsi lontano da casa. 

Le prime migrazioni, iniziate tra i 130mila e 110mila anni fa, secondo i ricercatori australiani, sono state conseguenza dei cambiamenti climatici che hanno aperto passaggi verdi in aree limitrofe. Gli scienziati hanno ripercorso le modifiche del clima in Africa negli ultimi 250 mila anni grazie a simulazioni al computer. È emerso che una leggera inclinazione dell’asse terrestre ha provocato cambiamenti nella distribuzione delle piogge favorendo la crescita della vegetazione anche in zone precedentemente aride diventate presto abitate. 

Secondo la ricostruzione genetica combinata con i dati climatici, i primi spostamenti sono avvenuti verso nord-est (130mila anni fa), mentre una seconda ondata migratoria si è diretta verso sud-est (110mila anni fa). Un terzo gruppo invece è rimasto nella stessa zona fino ai tempi nostri. 

Le due ondate migratorie avrebbero dato origine alle successive migrazioni “out of Africa” con cui Homo sapiens sapiens ha iniziato a colonizzare il mondo.