Apnee del sonno: la sedentarietà può peggiorare le cose

L’associazione

Apnee del sonno: la sedentarietà può peggiorare le cose

Uno studio su 130mila persone seguite per oltre 15 anni ha dimostrato una forte associazione tra la sedentarietà e le apnee notturne. Chi è in condizioni di svolgere attività fisica è bene che la faccia, chi ha qualche impedimento può banalmente alzarsi dalla sedia ogni tanto. Anche questo serve

David_sleeping.jpg

Immagine: Qbx101, CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0>, via Wikimedia Commons
di redazione

La sedentarietà aumenta il rischio di apnea ostruttiva del sonno. Non è una associazione inaspettata: il sovrappeso, spesso legato alla scarsa attività fisica, è ampiamente riconosciuto come uno dei fattori di rischio del disturbo respiratorio notturno. Ma questa volta la fonte dell’informazione è talmente affidabile che quello che finora è stato solo un sospetto fondato diventa una notizia quasi certa. I ricercatori del Brigham and Women's Hospital hanno infatti monitorato 130mila persone per un periodo di circa 18 anni. Per il numero dei partecipanti alla studio e per la durata del periodo di osservazione, lo studio pubblicato su European Respiratory Journal lascia quindi poco margine al dubbio. Le persone sedentarie aumentano notevolmente le probabilità di soffrire di apnea ostruttiva del sonno, il disturbo caratterizzato da ripetute interruzioni nella respirazione dovute all’ostruzione, totale o parziale, delle vie aeree superiori. Quando si presenta in forma grave e cronica,  l’apnea ostruttiva del sonno favorisce l’insorgere di problemi cardiovascolari, come aritmie e insufficienza cardiaca.

I livelli di attività fisica sono stati misurati attraverso questionari ripetuti ogni 2-4 anni nei quali i partecipanti erano invitati a indicare non solo il tempo passato seduti ma anche l’attività svolta in quella posizione, come guardare la televisione o lavorare al computer. In generale è emerso che più tempo si dedica all’attività fisica, più si riduce il rischio di apnee, più tempo si passa seduti più aumentano le probabilità di sviluppare il disturbo respiratorio che impedisce un sonno ristoratore. I benefici maggiori si ottengono con livelli più elevati di attività fisica, ma anche livelli moderati hanno un ruolo protettivo. 

Le categorie più esposte al rischio di apnee ostruttive del sonno sono le donne, gli adulti di età superiore ai 65 anni e le persone con un indice di massa corporea superiore o uguale a 25. 

«Nel nostro studio, livelli più elevati di attività fisica e meno ore passate davanti al televisore, o seduti al lavoro o fuori casa sono stati associati a una minore incidenza di apnea ostruttiva del sonno dopo aver tenuto conto dei potenziali fattori confondenti. I nostri risultati suggeriscono che le iniziative che favoriscono uno stile di vita attivo possono avere benefici consistenti sia per la prevenzione che per il trattamento del disturbo», ha affermato Tianyi Huang, epidemiologo del Brigham, tra gli autori dello studio. 

I ricercatori fanno notare alcuni limiti del loro studio tra cui la possibilità che molti casi di apnea ostruttiva del sonno con sintomi lievi siano passati inosservati.  Inoltre, le diagnosi sono state riferite dagli stessi partecipanti e non confermate con esami clinici oggettivi.  

Per questo è già in programma un approfondimento dello studio con la raccolta dei dati attraverso test specifici come l'actigrafia, l’esame dell'apnea notturna a casa e la polisonnografia. 

«Abbiamo scoperto che l'attività fisica e il comportamento sedentario sono associati in modo indipendente al rischio di apnea ostruttiva del sonno. Cioè, per le persone che trascorrono lunghe ore sedute ogni giorno, aumentare l'attività fisica nel tempo libero può ugualmente ridurre il rischio del disturbo. Allo stesso modo, coloro che non sono in grado di svolgere molta attività motoria a causa di impedimenti fisici, ridurre le ore di sedentarietà stando in piedi o svolgendo alcune attività lievi potrebbero anche ridurre il rischio di apnea, tuttavia, coloro che possono ridurre il tempo sedentario e aumentare l'attività fisica avrebbero il rischio più basso», conclude Huang.