Artrite reumatoide: scoperte nuove cellule nel sangue che aiutano a prevedere le riacutizzazioni

Lo studio

Artrite reumatoide: scoperte nuove cellule nel sangue che aiutano a prevedere le riacutizzazioni

Uno studio sul Nejm descrive per la prima volta un tipo di cellule che si concentrano nel sangue dei pazienti una settimana prima dell’attacco. Oltre ad avere un potere predittivo sembra che giochino un ruolo importante nell’infiammazione, diventando un potenziale target terapeutico

di redazione

Un test del sangue “fai da te” in grado di prevedere con una settimana anticipo l’attacco di artrite reumatoide. Il nuovo semplice sistema di monitoraggio dell’andamento della malattia permetterebbe ai pazienti di prendere le contromisure in tempo per limitare il più possibile i sintomi della riacutizzazione e consentire una gestione migliore di una malattia caratterizzata di alti e bassi del tutto imprevedibili.  A lasciare intravedere questa possibilità sono i ricercatori della Rockefeller University che sulle pagine del New England Journal of Medicine annunciano di aver scoperto un nuovo tipo di cellule che si accumula nel sangue dei pazienti affetti da artrite reumatoide nei giorni precedenti all’attacco. Gli scienziati hanno chiamato queste cellule “pre-infiammatorie mesenchimali” (Prime). Oltre ad essere dei campanelli di allarme della riacutizzazione, le cellule Prime sembrerebbero aver un ruolo importante nel processo infiammatorio attaccando i tessuti sani. Per questa ragione potrebbero essere sfruttate oltre che come strumento di prognosi anche come target terapeutico. 

«Potremmo trovare un sistema per bloccarle in modo che non entrino nell'articolazione. E forse così non si avrebbe la riacutizzazione. Quindi hanno un potenziale valore terapeutico da perseguire», ha dichiarato Robert Darnell, tra gli autori dello studio. 

I ricercatori hanno raccolto ogni settimana campioni di sangue di 5 pazienti per un lungo periodo di tempo, da uno a quattro anni. I volontari potevano raccogliere il sangue a casa loro usando una penne pungidito, un dispositivo simile a quello adottato per il controllo della glicemia in pazienti diabetici. Tutti i partecipanti annotavano su un diario i loro sintomi e si sottoponevano a un controllo medico una volta al mese. 

Incrociando tutti i dati è emerso che le cellule Prime apparivano nel sangue una settimana prima dell’attacco. 

Ricerche precedenti avevano individuato cellule simili nelle articolazioni dei topi, ma questa è la prima volta che le cellule Prime sono state trovate nel sangue umano. E potrebbero rappresentare una svolta nel trattamento della malattia articolare autoimmune.

La maggior parte dei pazienti con artrite reumatoide assume quotidianamente farmaci per tenere sotto controllo l’infiammazione come l’idrossiclorichina, di cui si è parlato molto come potenziale trattamento per Covid, e aggiunge altri medicinali nelle fasi acute che giungono del tutto inaspettate. 

Quando si saprà con certezza in che modo le cellule Prime favoriscono le riacutizzazioni si potrà non solo prevedere l’attacco ma anche forse impedire il peggioramento dei sintomi. Almeno questo è quello che sperano gli autori dello studio che hanno intenzione di proseguire le ricerche per poter arrivare a un’applicazione clinica della scoperta.