L’autismo lascia la sua firma anche nel microbioma

L’ipotesi

L’autismo lascia la sua firma anche nel microbioma

Studiando le peculiarità del microbioma intestinale dei bambini con autismo si potrebbero avere nuovi marcatori per la diagnosi e nuovi target terapeutici. Un piccolo studio su Gut indica quali batteri mancano all’appello e quali invece sono presenti in eccesso

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Immagine: Nevit Dilmen, CC BY-SA 3.0 <http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/>, via Wikimedia Commons
di redazione

Alcuni tipi di batteri mancano all’appello, mentre altro sono presenti in quantità eccessive. E c’è il forte sospetto che il fenomeno non sia trascurabile. È così che nell’indagine sulle cause dell’autismo spunta fuori la pista del microbioma intestinale. Gli autori di uno studio pubblicato su Gut hanno osservato infatti alcune anomalie nella comunità microbica dell’intestino dei bambini con autismo, sia nel tipo che nella quantità dei batteri presenti. E la cosa li ha incuriositi perché questa peculiare composizione del microbioma non dipende in nessun modo dall’alimentazione. In particolare, nell’intestino dei bambini affetti dal disturbo del neuro-sviluppo mancano o sono presenti in misura molto ridotta alcune specie di batteri associati all’attività dei neurotrasmettitori mentre sono presenti cinque specie di batteri che non si trovano normalmente nell'intestino dei bambini non affetti da autismo.

I ricercatori hanno messo a confronto la composizione batterica dei campioni di feci di 128 bambini tra i 3 e i 6 anni di età, 64 con autismo e 64 senza. Sono emerse delle differenze sostanziali. Nei campioni di feci  dei bambini con autismo alcune specie di batteri, come Clostridium, Dialister e Coprobacillus, erano presenti in quantità maggiori mentre altre, come Faecalibacterium, erano in numero nettamente inferiore. 

Molte specie del genere Clostidrium sono state già in passato associate all’autismo perché producono una tossina in grado di danneggiare il sistema nervoso centrale. 

Ma il tratto distintivo del microbioma dei bambini con autismo consiste soprattutto nella presenza di cinque specie batteriche che sono praticamente assenti nel microbioma dei bambini senza autismo. Stiamo parlando di  Alistipes indistinctus, Streptococcus cristatus, Eubacterium limosum e Streptococcus oligofermentans. Questi batteri potrebbero quindi venire considerati dei biomarcatori affidabili della malattia, indicatori utili per ottenere una diagnosi precoce del disturbo. 

Un altro elemento distintivo del microbioma intestinale dei bambini con autismo è la carenza di batteri associati all’attività dei neurotrasmettitori, tra cui Faecalibacterium. Si tratta di quei batteri con un ruolo chiave nell’asse intestino-cervello. 

«È noto che la comunità di microrganismi nel tratto gastrointestinale (GI) influenza la fisiologia del cervello e il comportamento sociale attraverso diversi percorsi, tra cui l'attivazione immunitaria, la produzione di metaboliti e peptidi microbici e la produzione di vari neurotrasmettitori e neuromodulatori.  Nella prima infanzia durante un periodo di sviluppo comportamentale e biologico, si ritiene che i microbi intestinali siano essenziali per lo sviluppo favorendo il metabolismo energetico e modulando il sistema immunitario», spiegano i ricercatori. 

Questo piccolo studio suggerisce di cercare nei batteri i nuovi indicatori per la diagnosi di autismo ma anche un nuovo target terapeutico. 

«Il nostro studio indica la possibilità di un sistema non invasivo di previsione del disturbo dello spettro autistico basato su marcatori di batteri fecali e di future terapie mirate alla ricostituzione del microbiota intestinale nei primi anni di vita», concludono i ricercatori.