Autopsie, addio bisturi: presto si userà una nuova procedura non invasiva

La rivoluzione

Autopsie, addio bisturi: presto si userà una nuova procedura non invasiva

Su Lancet è stata presentata una rivoluzionaria procedura basata sulla tomografia computerizzata. Efficace quanto le tecniche tradizionali, rende l’esame meno traumatico sia per i parenti in lutto sia per quanti per motivi religiosi rifiutano interventi sul corpo dopo la morte
redazione

Inverno 1286: nell’Italia settentrionale avvolta dal gelo scoppia un’epidemia che provoca la morte di uomini e animali. I medici vogliono saperne di più: aprono il petto dei cadaveri trovando il cuore ricoperto di vesciche. Nasce così la tecnica delle moderne autopsie. Da allora poco è cambiato. Per risalire alle cause della morte, come abbiamo visto in migliaia di film, l’anatomo patologo incide il  corpo, espone gli organi, li analizza. 

Ma un gruppo di ricercatori dell’Università di Leicester promette ora di rivoluzionare la procedura introducendo una nuova tecnica non invasiva. 

Efficace quanto il metodo tradizionale, il sistema alternativo non prevede la dissezione del cadavere rendendo l’autopsia più accettabile per i parenti in lutto e per quei gruppi religiosi contrari a interventi sul corpo dopo la morte. 

Nel nuovo studio pubblicato su Lancet, i ricercatori hanno messo a confronto la procedura standard con le analisi autoptiche effettuate grazie alla combinazione di due tecniche, la tomografia computerizzata (la TAC) e l’angiografia coronarica. Il nuovo procedimento che, secondo gli scienziati inglesi, è pronto per sostituirsi definitivamente al bisturi, prende il nome di Pmcta (Post mortem Computed Tomography Coronary Angiography).

Si tratta di una novità assoluta. 

Studi precedenti avevano infatti già dimostrato che la tomografia computerizzata da sola è in grado di individuare alcune cause di morte naturale, ma non tutte. Restano fuori proprio quelle più comuni, le patologie coronariche. E si capisce perché: negli esami diagnostici su persone vive il liquido di contrasto entra in circolazione permettendo di monitorare la salute delle vasi sanguigni. Nei cadaveri, per ovvi motivi, ciò non è possibile. 

Un inconveniente che i medici di Leicester hanno superato ricorrendo a una innovativa tecnica mininvasiva di angiografia coronarica. L’esame prevede l’inserimento del catetere nell’arteria e il ricorso a due mezzi contrasto, uno positivo (che appare bianco nelle immagini) e uno negativo, l’aria (che appare nero). La combinazione dei due agenti rende visibile il lume dell’arteria e le cavità ventricolari. 

La nuova tecnica, tomografia computerizzata più angiografia coronarica, è stata sperimentata su 240 persone adulte decedute per cause naturali. Nel 92 per cento dei casi è stato possibile risalire alla causa della morte. Un risultato equivalente a quello ottenuto con la tradizionale autopsia. La tomografia computerizzata post mortem si è rivelata invece superiore alla procedura standard nell’individuare lesioni traumatiche inaspettate ed emorragie che potrebbero far sospettare un omicidio. L’unico ambito in cui la Pmcta non riesce a superare la tecnica invasiva è la tromboembolia polmonare. In questo caso, ma solo in questo, il bisturi dell’anatomo patologo resta superiore. 

«Ci aspettiamo che i nostri risultati - affermano Bruno Morgan e Guy Rutty  a capo dello studio - abbiano grande influenza sul futuro delle tecniche di autopsia nel Regno Unito e in tutto il mondo». 

 

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