I bambini ricordano le parole nuove nel sonno

Lo studio italiano

I bambini ricordano le parole nuove nel sonno

L’ippocampo e il lobo temporale mediale anteriore sono le aree del cervello che si attivano mentre i bambini ascoltano nel sonno le parole appena apprese. È lì che si forma la memoria del linguaggio. Il processo è descritto per la prima volta su Current Biology

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Immagine: Alessandro Zangrilli, Public domain, via Wikimedia Commons
di redazione

Sanno già camminare e iniziano a parlare, a socializzare, a gesticolare. I bambini tra i 2 e i 3 anni imparano tutto in fretta. Nella lingua inglese non sono più neonati, ma neanche bambini, sono i “toddler” che si distinguono dai più grandi e dai più piccoli, tanto da meritarsi una definizione ad hoc, anche per la loro capacità di ricordare nuove parole. È l’età in cui lo sviluppo della memoria procede a ritmo accelerato. Non a caso è anche l’età in cui i bambini cominciano a dormire di più. Perché esiste una correlazione tra sonno e memoria e ora, grazie a un gruppo di ricercatori di ricercatori del Center for Mind and Brain della University of California, la conosciamo più a fondo. 

Gli scienziati hanno osservato per la prima volta l’attivazione di specifiche regioni del cervello durante il sonno mentre i bambini ascoltano inconsapevolmente parole apprese da poco. 

Le aree del cervello che entrano in funzione mentre i piccolo dormono e fissano nella memoria i termini nuovi sono l'ippocampo e il lobo temporale mediale anteriore. È quanto dicono le immagini della risonanza magnetica funzionale a cui sono stati sottoposti i bambini mentre dormivano. Lo studio, pubblicato su Current Biology, è stato condotto su 38 bambini di due anni messi a dormire sul lettino del macchinario spento per risparmiargli un’esperienza che avrebbe potuto essere traumatica. L’esame, con tutta la sequenza dei suoni spaventosi, è iniziato solo quando i bambini si trovavano in una fase di sonno profondo e non si accorgevano di nulla.  

Lo scopo della ricerca era comprendere il meccanismo con cui i bambini trattengono nella memoria le parole nuove. Per arrivare a questo risultato, gli scienziati hanno ideato un esperimento in più fasi.

Nella prima fase i ricercatori hanno inventato parole inesistenti ma dal suono credibile con cui chiamare due oggetti e due pupazzi e le hanno insegnate ai bambini. Dopo pochi minuti hanno verificato che i bambini avessero appreso i nuovi termini e fossero in grado di usarli in maniera appropriata. Lo stesso test è stato effettuato una settimana più tardi. «Abbiamo scoperto che i bambini mostravano di aver assimilato l’associazione tra le pseudoparole e gli oggetti o i pupazzi sia poco dopo l'apprendimento che una settimana più tardi», scrivono i ricercatori. Cosa permette ai bambini di mantenere nel tempo il ricordo delle di parole inventate che hanno sentito solo una volta e che non hanno modo di ascoltare nuovamente visto che nessun altro le conosce? 

Per scoprirlo si è passati all’esame con le immagini. Subito dopo la seconda verifica, i bambini hanno dormito all’interno della risonanza magnetica e durante il sonno venivano riprodotte le parole inventate apprese di recente insieme a parole vere presenti nel vocabolario. 

Le immagini della risonanza magnetica hanno mostrato l’attivazione dell'ippocampo e del lobo temporale mediale anteriore nel momento in cui i bambini addormentati erano esposti ai termini fasulli che avevano appreso in precedenza. «Questo studio suggerisce che l'ippocampo ha un ruolo particolarmente importante nello stabilizzare la memoria iniziale delle parole. È un dato compatibile con i risultati di altri studi su bambini più grandi e sugli adulti, in cui l'ippocampo viene associato all'apprendimento e al richiamo di ricordi recenti», commenta Elliott Gray Johnson, tra gli autori dello studio. 

Resta da chiarire il ruolo del contesto di apprendimento nel processo di memorizzazione delle parole nuove. Può darsi che la capacità di selezionare cosa ricordare e cosa no sia influenzata da fattori psicologici ed emotivi. Futuri studi saranno dedicati a questo aspetto, annunciano i ricercatori.