La battaglia sull’open access di Bill e Melinda: risultati delle ricerche subito on line per tutti

La rivoluzione continua

La battaglia sull’open access di Bill e Melinda: risultati delle ricerche subito on line per tutti

Su Gates Open Research accesso libero a tutti gli studi finanziati dalla fondazione
redazione

Con la scritta “Coming soon” che campeggia sull’home page del sito Gates Open Research la fondazione Bill&Melinda Gates annuncia un nuovo capitolo  dell’avventura che sta rivoluzionando il modo di divulgare le scoperte scientifiche e che potrebbe avere un forte impatto sul progresso della medicina. L’iniziativa rispetta i cinque requisiti della nuova politica della fondazione facilmente sintetizzabili in unico concetto: “open access”. Significa, in sostanza, che ogni studio finanziato dalla Bill&Melinda Gates sarà messo a disposizione di tutti gratuitamente e verrà pubblicato sulla piattaforma on-line Gates Open Research nel minor tempo possibile.

Per la gestione del servizio la fondazione si farà aiutare dai pionieri delle pubblicazioni open access: i responsabili di F1000Research che da più di quattro anni sono impegnati a garantire la divulgazione rapida e trasparente degli articoli scientifici e dei dati delle ricerche. 

I coniugi Gates non sono soli. La crociata per abbattere le barriere della comunicazione può contare su vecchie e nuove leve. Tra le prime c’è la  Wellcome Trust dal 2016 ha dato ospitalità sulla sua piattaforma a più di 50 articoli open access. Tra le seconde la Commissione Europea che sta preparando una vetrina completamente trasparente per mettere in bella mostra tutti gli studi finanziati dal programma Horizon 2020. 

Ma l’iniziativa di Bill e Melinda potrebbe, secondo l’Economist, più di altre cambiare definitivamente il modo di fare e comunicare la scienza. 

Stiamo parlando infatti di una fucina della ricerca biomedica che sforna tra i 2mila e i 3mila articoli scientifici all’anno e che ripaga gli sforzi dei loro autori con quattro miliardi di dollari l’anno. Un colosso del genere è capace di far cadere uno dopo l’altro i tradizionali “pulpiti” preferiti dagli scienziati per annunciare le loro scoperte: Nature, Science, New England Medical Journal of Medicine, Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas) ecc…

Ma cosa c’è che non va nel sistema tradizionale di pubblicazione inaugurato nel 1665 dalla rivista Philosophical Transactions della Royal Society tuttora in in stampa? L’Economist passa in rassegna le principali critiche sollevate dai sostenitori dell’open access negli ultimi anni. Le loro osservazioni suonano grosso modo così: innanzitutto non si vede perché i cittadini debbano pagare per conoscere i risultati di ricerche che nella maggior parte dei casi hanno contribuito a finanziare con le tasse. In secondo luogo, i tempi troppo lunghi della procedura: tra selezione della rivista, revisioni e trattative sulle correzioni possono passare mesi se non anni prima di rendere pubbliche le conclusioni di una ricerca. L’anonimato della peer review, inoltre, può far nascere il sospetto di giudizi non obiettivi, condizionati da questioni personali. Infine, molte riviste non contrastano energicamente la frequente gelosia degli scienziati nei confronti dei loro dati, spesso avaramente centellinati. 

La battaglia della fondazione Gates a favore della scienza aperta si combatte su tutti i fronti. È di un mese fa l’accordo con l’editore di Science (Aas): un finanziamento 100 mila dollari in cambio dell’impegno di rendere immediatamente accessibili on line gli articoli scientifici finanziati dalla fondazione per tutto il 2017 sulle riviste del gruppo. 

La sfida di Bill&Melinda Gates è chiaramente una cosa seria: ottenere nel campo della medicina e della biologia lo stesso successo raggiunto dai fisici che, grazie ad arXiv, hanno reso disponibile a tutti un archivio di migliaia di bozze definitive di articoli di fisica, matematica e informatica.