I batteri buoni che riducono il grasso viscerale e allungano la vita

Lo studio

I batteri buoni che riducono il grasso viscerale e allungano la vita

Uno studio dell’Università di Bologna sugli over 65 ha individuato uno specifico profilo microbico che potrebbe favorire un invecchiamento in salute e una maggiore longevità

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Immagine: Nicola Fawcett, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons
di redazione

Continuiamo a chiamarli “buoni”, ma forse si meriterebbero epiteti ancora più lusinghieri. Perché alcuni batteri dell’intestino sembrano avere proprietà benefiche degne di un elisir di lunga vita. 

Secondo un recente studio dell’Università di Bologna, per esempio, una determinata composizione del microbiota può favorire un invecchiamento in salute e una maggiore longevità. 

Dall’analisi del profilo microbico di 201 persone con più di 65 anni è emersa una forte associazione tra la presenza di alcuni batteri buoni e una ridotta quantità di grasso viscerale. E dato che il grasso accumulato sull’addome è un fattore di rischio per malattie cardiovascolari e diabete 2, non averlo significa aumentare le probabilità di vivere più a lungo e in salute. Tanto che la presenza dei batteri “più che buoni” potrebbe essere un potenziale marcatore di invecchiamento in salute e di longevità. «Monitorare ed eventualmente modulare il microbiota intestinale, oltre a promuovere sane abitudini alimentari, potrebbe quindi diventare uno strumento aggiuntivo per avere una popolazione anziana più sana e con una migliore qualità della vita», ha dichiarato Aurelia Santoro, ricercatrice al Dipartimento di Medicina Specialistica, Diagnostica e Sperimentale dell’Università di Bologna che ha coordinato lo studio pubblicato su Gut Microbes

Con l’avanzare dell’età il corpo subisce alcuni cambiamenti fisiologici: generalmente si assiste a una riduzione della massa dei tessuti muscolari e di organi come il cervello, i reni, il fegato e la milza e ad una tendenza all’aumento del grasso viscerale, la parte di tessuto adiposo concentrata all’interno della cavità addominale.

Questi depositi di grasso addominale sono fattori di rischio per condizioni infiammatorie che possono a loro volta contribuire all'insorgenza di malattie cardiovascolari, di resistenza all'insulina e di diabete di tipo 2. In particolare, l'eccesso di tessuto adiposo viscerale può essere causa di eventi cardiovascolari aterosclerotici ed è un fattore di rischio chiave per lo sviluppo della sindrome metabolica. 

Ma l’accumulo di massa grassa è anche legato al microbiota intestinale, l'insieme dei migliaia di miliardi di microrganismi simbionti presenti nell’intestino umano che hanno un ruolo chiave nella regolazione del metabolismo. 

Dall’analisi condotta sul campione selezionato è emerso il profilo di di microbiota più salutare, quello che favorisce longevità e salute. 

«ll gruppo di anziani il cui microbiota aveva un maggiore livello di diversità batterica era anche quello con valori più bassi di grasso viscerale, con un minore indice di massa corporea e con valori più bassi di marcatori dello stato di salute come la pressione diastolica, i livelli di creatinina e i livelli di acido urico.  I soggetti con questo particolare profilo microbico erano anche quelli con una dieta più salutare e un migliore profilo metabolico», spiega Simone Rampelli, ricercatore al Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell’Università di Bologna e co-primo autore dello studio.

Tra i batteri “buoni” spicca la famiglia delle Christensenellaceae, nota per essere una componente importante del microbiota intestinale dei centenari e ultracentenari e per essere in generale associata ad un migliore stato di salute.

«La presenza nel microbiota di particolari famiglie batteriche note per i loro effetti benefici potrebbe contribuire a ridurre l’accumulo di grasso viscerale e quindi potrebbe rappresentare un marcatore di invecchiamento in salute e di longevità», dice Silvia Turroni, ricercatrice del Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell’Università di Bologna, autore corrispondente dello studio.

In futuro, i ricercatori immaginano che si potrà intervenire modulando il microbiota introducendo i batteri buoni per compensarne le eventuali mancanze.