Se i batteri intestinali danno benzina al mieloma multiplo

La ricerca

Se i batteri intestinali danno benzina al mieloma multiplo

La Prevotella heparinolytica favorisce il passaggio alla fase sintomatica della malattia
redazione

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È una delle prime ricerche a dimostrare l’influenza diretta del microbiota intestinale su un tumore che ha sede in un altro organo, dimostrando la capacità di questi batteri di interagire a livello sistemico con tutto l’organismo

Una particolare specie di batteri, la Prevotella heparinolytica, favorisce la moltiplicazione di alcuni linfociti infiammatori coinvolti nella progressione mieloma multiplo.

È quanto hanno scoperto ricercatori dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano in uno studio pubblicato su Nature Communications.

La ricerca, sostenuta da Airc, è tra le prime a dimostrare l’influenza diretta del microbiota intestinale su un tumore che ha sede in un altro organo, dimostrando la capacità di questi batteri di interagire a livello sistemico con tutto l’organismo. 

Il mieloma multiplo è un tumore molto aggressivo che colpisce le plasmacellule, le cellule del sistema immunitario responsabili della produzione di anticorpi: nei pazienti con mieloma multiplo queste si accumulano all’interno del midollo osseo, impedendo la sua normale attività di rigenerazione del tessuto sanguigno e indebolendo le ossa, con sintomi gravi. La malattia vera e propria è preceduta però da una fase indolente e asintomatica.

I ricercatori hanno dunque cercato di capire se la flora batterica influenza questa transizione dalla fase asintomatica a quella sintomatica della malattia, scoprendo che la Prevotella heparinolytica favorisce la moltiplicazione di alcuni linfociti infiammatori coinvolti nella progressione del tumore.

Questi linfociti, attivati nell’intestino, migrano nel midollo osseo, dove alimentano la proliferazione delle plasmacellule tumorali e favoriscono il passaggio della malattia dalla fase asintomatica a quella conclamata attraverso il rilascio di una molecola infiammatoria: l’interleuchina 17 (IL-17). 

«Visto il ruolo chiave che svolge nella progressione della malattia e i dati da noi ottenuti in un piccolo numero di pazienti, l’IL-17 potrebbe diventare uno strumento predittivo: misurare la quantità di questa molecola nel midollo di pazienti asintomatici potrebbe costituire il primo marcatore di rischio, in grado di indicarci i pazienti in cui il mieloma multiplo è in procinto di manifestarsi», spiega Arianna Brevi, prima autrice della ricerca insieme ad Arianna Calcinotto.

Per mettere alla prova la loro ipotesi, i ricercatori hanno fatto due test: hanno bloccato IL-17 e altre molecole infiammatorie coinvolte nella progressione del tumore nel midollo, usando farmaci antinfiammatori già in commercio, e hanno modificato a monte la flora batterica dei topi, tramite antibiotici e il trapianto di specie batteriche ad azione antinfiammatoria. In entrambi i casi sono riusciti a rallentare il passaggio della malattia dalla fase asintomatica a quella conclamata.

«Pur trattandosi di risultati sperimentali, da confermare ulteriormente in ambito clinico, offrono nuove speranze: non solo di poter presto riconoscere i pazienti a maggiore rischio di sviluppare il mieloma multiplo, ma anche di poter agire in anticipo, riuscendo a contenere la malattia o almeno a rallentarne la manifestazione più aggressiva», conclude in coordinatore del gruppo di ricerca Matteo Bellone.