Bloccare una proteina per riparare i danni al fegato da overdose di paracetamolo

La terapia alternativa

Bloccare una proteina per riparare i danni al fegato da overdose di paracetamolo

Uno studio sui topi dimostra che una terapia anti IL-11 riesce a rigenerare i danni al fegato dovuto all’overdose da paracetamolo. Potrebbe darsi che la stessa strategia funzioni anche per i danni ad altri organi, come i reni

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Immagine: Michelle Tribe from Ottawa, Canada, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons
di redazione

I danni al fegato provocati da eccessive quantità di paracetamolo potrebbero essere riparati bloccando l’interleuchina 11. Lo suggerisce uno studio appena pubblicato su Science Translational Medicine

Per quanto sia un farmaco sicuro e molto diffuso, il paracetamolo non è esente da rischi. A dosaggi troppo alti può danneggiare il fegato al punto che le intossicazioni da paracetamolo sono una frequente causa di ricorso al Pronto Soccorso (nel Regno Unito, per esempio, si stima 50 mila persone finisco al pronto soccorso per questa ragione ogni anno).

Generalmente questi pazienti vengono trattati con un farmaco dalle proprietà antiossidanti chiamato N-acetilcisteina. Se la terapia viene iniziata in una ristratta finestra temporale dall’overdose, ci sono buone probabilità di guarigione, altrimenti le lesioni potrebbero essere irreversibili e l’unica soluzione sarebbe un trapianto d fegato.  

Gli autori dello studio hanno osservato gli effetti di una overdose da paracetamolo nei topi, notando che il sovradosaggio del farmaco antinfiammatorio elimina i composti antiossidanti provocando un danno alle proteine mitocondriali che innesca una serie di eventi culminanti con i danni al fegato e la morte delle cellule epatiche. 

L’idea di testare un composto che blocca l’interleuchina 11 per interrompere questo processo è nata dalla consapevolezza che altri studi condotti dagli stessi ricercatori, sempre su modelli animali, avevano dimostrato l’efficacia di una terapia anti IL-11 (sotto forma di anticorpo) non solo nel fermare la progressione del danno epatico, ma ha anche nel rigenerare l’organo. 

IL-11, per esempio, si era dimostrata dannosa per la funzione delle cellule epatiche negli animali affetti da steatosi epatica non alcolica. 

Da qui è nato il sospetto che IL-11 potesse avere un ruolo chiave anche  nell’intossicazione da paracetamolo. Per verificare l’ipotesi, gli scienziati hanno analizzato i livelli di IL-11 in esemplari di topi in overdose da farmaco, trovando quantità elevate dell’interleuchina direttamente associate alla morte delle cellule epatiche. Gli effetti tossici dell’IL-11 sul fegato erano così dimostrati. Nella fase successiva dell’esperimento, i ricercatori hanno bloccato l’IL-11 osservando un’azione protettiva sul fegato. 

«Abbiamo scoperto che bloccare i recettori cellulari dell’IL-11 con un anticorpo può aiutare il fegato a rigenerarsi dopo che è stato danneggiato. Questa scoperta potrebbe avere implicazioni per il trattamento dell'insufficienza epatica indotta da farmaci, che può causare la morte se un trapianto di fegato non è possibile», affermano i ricercatori. 

Questo studio rientra in un filone di ricerca sull’IL-11 che ha già dato risultati concreti. Nel laboratorio Enleofen Bio con sede a Singapore sono in corso studi per sviluppare la prima generazione di terapie a base di anticorpi per il trattamento delle malattie umane fibro-infiammatorie. Nel 2019, l’azienda farmaceutica Boehringer Ingelheim, leader a livello mondiale nel trattamento delle malattie fibrotiche e negli anticorpi terapeutici, ha ottenuto una licenza esclusiva per la piattaforma anti-IL11 di Enleofen.

Il team di ricerca ha avviato altri studi per verificare se per caso l’IL-11 ostacoli anche la rigenerazione di altri organi, come i reni per esempio. 

In quel caso la strategia di bloccare l’IL-11 potrebbe venire proposta come trattamento per l’insufficienza renale.