Brca1 e Brca2: una ricerca italiana spiega perché i due geni predispongono al tumore

Lo studio

Brca1 e Brca2: una ricerca italiana spiega perché i due geni predispongono al tumore

Dallo studio potrebbero nascere nuove terapie contro il cancro al seno e all'ovaio
redazione

Gli scienziati li tengono sotto osservazione dagli anni Novanta, ma la loro notorietà tra i non esperti è arrivata in tempi più recenti con la ben nota vicenda di Angelina Jolie.  Stiamo parlando dei geni Brca1 e Brca2, coinvolti non solamente nei tumori femminili della mammella e dell’ovaio, ma anche in quelli maschili della prostata o in malattie ancora difficilmente curabili come il cancro del pancreas e del polmone. Un nuovo studio pubblicato su Molecular Cell aggiunge un importante tassello alla conoscenza di questi due geni con la scoperta del meccanismo del loro funzionamento. 

La ricerca, sostenuta da finanziamenti di Airc, Erc e Fondazione Armenise-Harvard, si è svolta nel laboratorio dell’Ifom diretto da Vincenzo Costanzo. 

Tutto è cominciato nel 2010 quando Costanzo comprese per la prima volta il ruolo della proteina RAD51: proteggere il Dna dagli enzimi che normalmente lo degradano come la proteina Mre11. 

Ebbene, a distanza di sette anni, un altro attore è entrato in scena con un ruolo altrettanto importante. Il gene Brca2 è stato riconosciuto come il regolatore principale dell’attività di protezione di RAD51 nei confronti di Mre11.

«Brca2 – spiega Costanzo – promuove la formazione di una guaina di protezione formata da tante molecole di RAD51 che si dispongono a spirale intorno al filamento di Dna. Questo previene l’attacco di enzimi degradativi come Mre11, che in assenza di tale guaina distruggono il Dna appena sintetizzato». 

Grazie a potenti microscopi elettronici, gli scienziati sono riusciti a osservare per la prima volta al mondo la struttura del Dna in assenza del Brca2, riuscendo così a ricostruire il processo che predispone al tumore: in assenza del gene Brca2, Mre11 viene lasciato libero di degradare liberamente il Dna, creando delle lesioni della doppia elica, dei veri e propri buchi poi malamente riparati da altri geni. Gli errori che si accumulano nella sequenza del Dna predispongono alla formazione dei tumori.

«Questi studi – aggiunge Costanzo – hanno quindi permesso anche di comprendere che l’inibizione di Mre11 potrebbe prevenire l’insorgenza di queste lesioni e della loro successiva degenerazione che predispone ai tumori. Non solo: i risultati ci consentono anche di capire come funzionano i farmaci che si stanno sperimentando nel tumore della mammella e ovaio, i cosiddetti inibitori di Parp che sfruttano la debolezza intrinseca delle cellule tumorali che non hanno Brca, prevenendone la riparazione e quindi inducendo la morte delle cellule che accumulano tali lesioni».

Ma il lavoro degli scienziati non finisce qui. Nei prossimi anni il team di Costanzo cercherà di sfruttare al meglio le nuove scoperte per il trattamento dei tumori dipendenti dai geni Brca. L’attenzione sarà rivolta a scoprire il legame tra la mancata riparazione del Dna e i cambiamenti del metabolismo cellulare che permette la crescita dei tumori. Lo scopo principale è facilmente  intuibile: individuare nuove molecole o suggerire farmaci già disponibili per la terapia del cancro.