Brexit: gli scienziati europei potranno restare nel Regno Unito

L'accordo

Brexit: gli scienziati europei potranno restare nel Regno Unito

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Il governo britannico si è impegnato inoltre a garantire anche nel periodo post-Brexit la copertura degli assegni per i bandi di Horizon 2020 vinti prima del 2019.
di redazione

L’appuntamento per l’ultimo saluto è stato fissato a venerdì 29 marzo 2019 alle 23,00 ora locale. Da quel momento in poi il Regno Unito e l’Unione europea prenderanno strade separate. È una data che cambierà molte cose, ma non la vita dei cittadini europei che vivono e lavorano sul suolo britannico e che potranno continuare a farlo anche dopo il fatidico giorno del divorzio. 

Perché la Brexit, ha assicurato il premier Theresa May, non metterà in discussione i diritti di 3,2 milioni di persone di diverse nazionalità che si sono trasferite nel Regno Unito, diritti sanciti dalle leggi nazionali prima che da quelle europee. Agli accordi siglati lo sorso 8 dicembre tra Theresa May e Jean-Claude Juncker, presidente dell’Ue, manca ancora l’ultima firma del Consiglio europeo prevista per il prossimo 14 dicembre, ma non sono attese sorprese. E per migliaia di scienziati europei che lavorano nei laboratori dell’ Inghilterra, della Scozia, del Galles o dell’Irlanda del Nord è il momento di tirare un sospiro di sollievo. Tutti loro potranno continuare a svolgere attività di ricerca o di studio alle stesse condizioni attuali. 

L’altra buona notizia contenuta nelle 15 pagine dell’accordo per la separazione riguarda i finanziamenti alla ricerca. Il governo britannico si è infatti impegnato a garantire anche nel periodo post-Brexit la copertura degli assegni per i bandi di Horizon 2020 vinti prima del 2019. Ciò significa che i ricercatori potranno continuare a chiedere sovvenzioni fino all’ultimo momento. 

«Per tutti i ricercatori questi accordi sono motivo di grande speranza - ha dichiarato a Science Jeremy Farrar, direttore del Wellcome Trust di Londra - La certezza sui loro diritti e su quelli della loro famiglia di poter vivere, lavorare o studiare alle stesse condizioni di oggi gli consentirà di pianificare il loro futuro».

Con una dichiarazione congiunta, May e Junker hanno rassicurato i cittadini europei che vivono nel Regno Unito, come anche i cittadini britannici che hanno casa in altri paesi europei, che le formalità burocratiche per mantenere i propri diritti saranno ridotte al minimo. 

Ma alcune preoccupazioni restano per il futuro. Ancora non è chiaro in che modo verranno accolti i cittadini europei che vorranno trasferirsi in Gran Bretagna dal 2019 in poi. Quel che è certo è che dopo la Brexit, i ricercatori potranno assentarsi dal Paese al massimo per un periodo di 5 anni, dopo i quali perderanno il diritto a rientrare. 

«Ciò potrebbe creare problemi ai ricercatori - afferma Jenny Rohn, biologa cellulare all'University College di Londra e membro del comitato esecutivo di Science is Vital, un gruppo di sostegno alla ricerca nel Regno Unito - La scienza è una professione itinerante, soprattutto con la carenza di posizioni permanenti. Con queste disposizioni i giovani ricercatori europei che lavorano nel Regno Unito potrebbero non essere in grado di svolgere un postdoc più a lungo all’estero».