C'è un legame tra l'appendicite e il Parkinson?

Il sospetto

C'è un legame tra l'appendicite e il Parkinson?

Chi ha subito un intervento di appendicectomia ha il 20% in meno di probabilità di ammalarsi
redazione

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Nell’appendice sono presenti elevate quantità di alfa-sinucleina, una proteina coinvolta nella malattia neuro-degenerativa che potrebbe raggiungere il cervello attraverso il nervo vago

L’appendicectomia riduce del 20 per cento il rischio di ammalarsi di Parkinson. E, nel caso in cui ci si ammali, ritarda l’insorgere della patologia. 

Sono i risultati di due nuovi studi epidemiologici pubblicati su Science Translational Medicine che hanno individuato una insospettabile associazione tra l’appendice e la malattia neurodegenerativa. 

Nel primo studio i ricercatori hanno analizzato i dati del Swedish National Patient Registry, l’archivio svedese che monitora i ricoveri ospedalieri e le operazioni chirurgiche dell’intera popolazione, estrapolando informazioni su tutti i pazienti sottoposti ad appendicectomia dal 1964 a oggi. L’indagine ha quindi coinvolto ben 1,7 milioni di individui seguiti per più di 52 anni.  

L’incidenza del Parkinson era di 1,60 ogni 100mila persone nel gruppo di individui che avevano rimosso l’appendice e di 1,98 nel gruppo di controllo costituito da persone che non erano state sottoposte all’intervento chirurgico. 

In altri termini, chi ha subito l’operazione riduce il rischio di ammalarsi del 19,3 per cento.

Nel secondo studio gli scienziati hanno analizzato i dati di 849 individui con malattia di Parkinson trovando che il 6,5 per cento di questi era stato sottoposto a un’appendicectomia in gioventù. Ebbene, la rimozione dell’appendice aveva ritardato l’insorgere della malattia di 3,6 anni.  

Ma che associazione c’è tra appendice e Parkinson? Gli scienziati hanno individuato nell’appendice di individui sani un elevato numero di grumi di alfa-sinucleina, proteina coinvolta nel morbo di Parkinson. Si può ipotizzare quindi che questi grumi passino dall’appendice al cervello attraverso il nervo vago.

Non a caso una delle prime aree in cui si osserva un accumulo di alfa sinucleina nei pazienti con Parkinson è proprio la parte terminale del nervo vago che collega l’intestino al cervello. 

«Complessivamente, la nostra ricerca mostra che l'appendice è un organo che svolge un ruolo chiave nell'esordio del morbo di Parkinson, e aumenta ulteriormente l'interesse nelle terapie gastrointestinali per il trattamento e la prevenzione del morbo di Parkinson», ha dichiarato Viviane Labrie, dell’Andel Research Institute nel Michigan, a capo dello studio.

Accumuli di alfa-sinucleina (in rosso) nei neuroni dell’appendice. Immagine: Courtesy of Van Andel Research Institute

Gli scienziati, è bene sottolinearlo, non invitano a ricorrere al bisturi per ridurre il rischio di sviluppare il Parkinson. 

«Possiamo però sostenere che l’appendice è un potenziale serbatoio delle forme aggregate di alfa-sinucleina associata con la malattia di Parkinson nel cervello. Questi grumi di alfa-sinucleina sono normali nell’appendice ma diventano patologici nel cervello», spiega Labrie. 

L’appendice, secondo i ricercatori, è quindi uno dei possibili luoghi di origine della malattia neurodegenerativa, ma non è l’unico, visto che rimuoverla non elimina del tutto il rischio di ammalarsi. 

Negli ultimi anni le ricerche sul Parkinson hanno allargato il campo di indagine includendo non solo il cervello, ma anche il tratto gastrointestinale che si pensa potrebbe avere un ruolo determinante nell’origine della malattia.  

Nei pazienti con malattia di Parkinson, infatti, i grumi di alfa-sinucleina compaiono, oltre che nel cervello, anche nel tratto gastrointestinale, a volte molti anni prima che si sviluppino i sintomi neuromotori della malattia. 

«Questo studio offre prove evidenti del fatto che nel tratto gastrointestinale come nel sistema nervoso enterico si verificano eventi patogeni. Gli autori mostrano che l'appendice umana può essere un serbatoio per forme patogene di alfa-sinucleina che sono note per causare la malattia di Parkinson quando passa al cervello», ha dichiarato Orla Smith, direttrice di Science Translational Medicine, commentando l’articolo ospitato sulla rivista.