Calciatori, attenti ai colpi di testa: favoriscono la demenza

I rischi del mestiere

Calciatori, attenti ai colpi di testa: favoriscono la demenza

redazione

Per un calciatore professionista è il pane quotidiano. Colpire la palla con la testa fa parte del gioco, nell’arco di una carriera il gesto viene ripetuto migliaia di volte. Per un difensore o un centravanti la media è di 2mila colpi nella sua vita calcistica. Ma, botta dopo botta, il cervello ne risente al punto di poter essere danneggiato in maniera irreversibile e andare incontro a demenza. È quanto emerge da una ricerca dell'University College London e della Cardiff University che ha già sollevato in Inghilterra discussioni sulla necessità di introdurre una nuova regola: il calcio si gioca, solamente, con i calci.

Lo studio in questione però si basa su numeri troppo esigui per poter imporre un cambiamento così drastico, tuttavia i risultati non possono essere trascurati. I ricercatori hanno osservato nel cervello degli atleti segni della malattia cerebrale chiamata encefalopatia traumatica cronica, tipica dei pugili e dei giocatori di wrestling, associata a problemi di memoria, depressione e demenza.  I ricercatori hanno monitorato la salute di 14 calciatori in pensione, tutti bravi tiratori di testa, che hanno giocato a calcio per 26 anni e che soffrivano di demenza. 

Tutte le informazioni utili, dai dati clinici, alla carriera sportiva, alle contusioni, erano state raccolte. Gli scienziati hanno potuto analizzare post mortem il cervello di 6 calciatori, cinque professionisti e un dilettante. Dall’esame neuropatologico è emerso che tutti e sei i giocatori avevano segni di Alzheimer e di encefalopatia cronica traumatica, in molti casi si risono riscontrati anche alterazioni dei vasi sanguigni che possono portare alla demenza. I risultati dello studio sono pubblicati su Acta Neuropathologica.

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