Cancro. Identificata nuova forma di linfoma di Burkitt

Studio italiano

Cancro. Identificata nuova forma di linfoma di Burkitt

di redazione

Uno studio condotto da ricercatori dell’Istituto Pasteur Italia, della Sapienza Università di Roma e del Children's Welfare Teaching Hospital dell'Università di Baghdad hanno identificato in bambini iracheni una nuova forma del linfoma di Burkitt caratterizzata da un’elevata incidenza di infezione da Epstein Barr Virus e da prevalente localizzazione intestinale.

I linfomi sono tumori causati dalla proliferazione incontrollata dei linfociti, le cellule del sistema immunitario che contribuiscono a difenderci dagli agenti esterni. Più della metà dei linfomi infantili è rappresentata dal linfoma di Burkitt, un tumore molto aggressivo di cui esistono due varianti cliniche principali: quella endemica, presente nell’Africa equatoriale (dove questo tipo di linfoma rappresenta il cancro più comune nei bambini che vivono nelle regioni in cui la malaria è endemica), che si manifesta soprattutto a livello della testa e delle ossa facciali; e quella sporadica, presente in Europa, in America e in Giappone, che si sviluppa prevalentemente nell'intestino. 

Ora i ricercatori sono riusciti a identificarne una terza forma che consentirà di aumentare l’accuratezza diagnostica e avviare subito le terapie più appropriate. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Pediatric Blood Cancer.

«La collaborazione con i colleghi di Baghdad ci ha permesso di identificare nei bambini iracheni una terza forma della malattia che si caratterizza per una elevata incidenza di infezione da Epstein Barr Virus, come per i bambini africani, ma con una frequente localizzazione intestinale, come per i bambini occidentali» spiega la coordinatrice dello studio Stefania Uccini. «L’ospedale pediatrico di Baghdad ci invia mensilmente 10 casi di patologia pediatrica oncologica per una seconda opinione diagnostica perché a Roma, presso l’Unità di Anatomia Patologica del Dipartimento di Medicina Clinica e Molecolare dell’Ospedale Sant’Andrea, disponiamo di tecnologie attualmente poco utilizzate in Iraq che consentono di migliorare moltissimo l’accuratezza diagnostica».

«Questo lavoro - continua la specialista - che ci porta a diagnosticare 120 casi l’anno, ha fatto emergere che nell’area geografica irachena vi è un’elevata incidenza di linfomi di Burkitt, caratterizzati dalla frequente localizzazione a livello addominale (66%) e dall’alta percentuale di casi EBV positivi (86%). È emerso inoltre che i bambini iracheni diventano sieropositivi per il virus di Epstein Barr sin dall’età di due anni, mentre per le popolazioni occidentali la sieropositività per EBV inizia dai 14-15 anni in poi. I nostri risultati indicano pertanto che esistono almeno due diverse forme di Linfoma di Burkitt sporadico, uno più comune nei Paesi occidentali e in Giappone, caratterizzato da un basso tasso di casi infetti da EBV (20% – 30%) e l’altro più comune nei Paesi in via di sviluppo, caratterizzato da un alto tasso di casi infetti da EBV (47% - 80%). La differenza tra le due forme è probabilmente dovuta alle peggiori condizioni socioeconomiche delle aree geografiche in via di sviluppo, che potrebbero favorire l’infezione da EBV già durante la prima infanzia». 

Lo studio è stato sostenuto dai finanziamenti dell'Istituto Pasteur Italia e di Sapienza Università di Roma. Fa inoltre parte del programma di collaborazione scientifica "Baghdad Resolve" tra Sapienza Università e il Children’s Welfare Teaching Hospital dell’Università di Baghdad.