Cancro al seno: ecco i microRNA che danno benzina al tumore

Lo studio

Cancro al seno: ecco i microRNA che danno benzina al tumore

Due microRNA sono necessari alla sopravvivenza delle cellule staminali tumorali. Inibirne l’azione aumenta l’efficacia della chiemio

216996_web.jpg

Immagine: @tsarcyanide/MIPT Press Office
di redazione

Un gruppo di ricercatori dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) e dell’Università Statale di Milano hanno identificato alcuni microRNA necessari a mantenere le cellule staminali tumorali, quel gruppo di cellule che contribuiscono alla crescita dei tumori al seno e alla ricomparsa del tumore dopo il trattamento. Bloccando microRNA si potrebbero rendere le cellule staminali più vulnerabili ad alcuni farmaci.

I risultati della ricerca, sostenuta dalla Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro, sono stati pubblicati sul Journal of Cell Biology e aprono nuove prospettive per la cura del tumore mammario. 

Lo studio è nato dalla collaborazione tra il gruppo di ricerca di IIT guidato da Francesco Nicassio e quello guidato da Pier Paolo Di Fiore, Group Leader presso l’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) e ordinario dell’Università degli Studi di Milano, che da anni studia la biologia delle cellule staminali della mammella.

Nicassio, in particolare, coordinatore del Center for Genomic Science (CGS) dell’IIT-Istituto Italiano di Tecnologia a Milano, in uno studio precedente aveva individuato, insieme al suo gruppo di ricerca, un altro microRNA, denominato miR-34a, svelandone il ruolo inibitorio della proliferazione delle cellule staminali tumorali. miR-34a è presente nelle cellule più differenziate della mammella, ma non in quelle staminali. Che costituiscono l’obiettivo ultimo per debellare la malattia. 

Molti tumori, tra cui il tumore della mammella, contengono infatti una piccola popolazione di cellule staminali tumorali, considerate il cuore alla base dello sviluppo del tumore. Le cellule staminali tumorali sono spesso resistenti alle radio- e chemioterapie, e quindi possono sopravvivere ai primi cicli di trattamento e promuovere la ricomparsa del tumore e le metastasi. Nel cancro al seno, ad esempio, i tumori contenenti un numero relativamente elevato di cellule staminali tumorali hanno una prognosi molto più sfavorevole rispetto ai tumori con un numero inferiore di cellule staminali. Riuscire a colpire queste cellule può quindi essere cruciale per il trattamento efficace del cancro al seno e di altri tipi di tumore.

«Il nostro obiettivo è identificare i microRNA necessari al mantenimento di cellule staminali tumorali e che possono rappresentare potenziali bersagli terapeutici nel cancro al seno», spiega Nicassio. Ed è quello che è avvenuto con questo lavoro: «Abbiamo identificato due microRNA strettamente correlati, miR-146a e miR-146b, presenti nelle cellule staminali della mammella e anche nelle cellule staminali del cancro al seno. I livelli di questi due microRNA tendono a essere molto elevati nei tumori al seno più aggressivi, i quali presentano un alto numero di cellule staminali tumorali», illustra Chiara Tordonato, ricercatrice presso IEO e Università di Milano, e prima autrice del lavoro. «Abbiamo ipotizzato che i miR-146a/b potessero essere necessari per mantenere il pool di cellule staminali tumorali. È stato sufficiente distruggere questi due microRNA nelle cellule tumorali derivate da pazienti per ridurre la capacità di tali cellule di formare nuovi tumori».

La ricerca ha consentito di comprendere che i miR-146a/b regolano centinaia di RNA messaggeri, controllando così numerosi processi cellulari come il metabolismo e la replicazione del DNA. Ma - cosa ancor più importante - è il potenziale impatto clinico della scoperta. 

«Alcuni dettagli molecolari restano ancora da determinare, ma i nostri risultati mostrano chiaramente che la riduzione dei livelli di miR-146a/b rappresenta un approccio potenzialmente in grado di superare alcune forme di farmacoresistenza in ambito clinico, smascherando una “vulnerabilità nascosta” del tumore che può essere sfruttata per lo sviluppo di nuove terapie in grado di colpire le cellule staminali del cancro», dice Nicassio.

L'eliminazione di miR-146a/b dalle cellule staminali tumorali potrebbe alterare questi processi in modi che rendono le cellule più vulnerabili alla chemioterapia. Infatti, i ricercatori hanno scoperto che la riduzione dei livelli di miR-146a/b ha reso le cellule staminali del cancro al seno oltre 20 volte più sensibili al metotrexato, migliorando significativamente la capacità di questo inibitore metabolico di limitare la crescita del tumore.