Car-t non solo per il cancro: c’è anche il lupus tra i possibili campi di applicazione

Lo studio

Car-t non solo per il cancro: c’è anche il lupus tra i possibili campi di applicazione

t-cells.jpg

Il trattamento induce le cellule T immunitarie ad attaccare i linfociti B che sono i responsabili della reazione autoimmune
di redazione

Non solo cancro. Un nuovo studio pubblicato su Science Translational Medicine suggerisce che la terapia Car-t, un mix di immunoterapia e ingegneria genetica finora adottata per il trattamento dei linfomi e della leucemia, potrebbe funzionare anche per le malattie auotoimmuni, in particolare per il lupus sistemico eritematoso. La sperimentazione sui topi ha dato risultati promettenti. 

Agli scienziati è bastato osservare come funziona attualmente la Car-t per immaginarne un nuovo utilizzo. 

In estrema sintesi la procedura prevede tre passaggi: i linfociti T del paziente, fondamentali cellule del sistema immunitario, vengono prelevati, modificati geneticamente e reintrodotti nell’organismo opportunamente rinforzati. La “correzione” genetica ha l’effetto voluto: i linfociti vengono “costretti” a posizionare  sulla superficie un recettore, chiamato chimeric antigen receptor (Car), in grado di riconoscere i marcatori, i segnali identificativi delle cellule cancerose  e di legarsi a essi per distruggerle. 

Sebbene la terapia Car-t possa colpire diverse cellule, i trattamenti approvati sono indirizzati verso le cellule immunitarie B, più precisamente verso il marcatore proteico Cd 19 che quasi tutti i linfociti B espongono sulla loro superficie. 

Si dà il caso che i linfociti B siano particolarmente coinvolti nelle malattie autoimmuni: sono loro infatti a rilasciare i “masochistici” autoanticorpi che danneggiano i tessuti del corpo istigando anche i linfociti T a proseguire gli attacchi autolesionistici contro l’organismo. 

Ma, stranamente, nel caso del lupus le attuali terapie che hanno come bersaglio le cellule B non sempre funzionano. L’anticorpo monoclonale rituximab, per esempio, capace di decimare le cellule B in malattie come artrite reumatoide e sclerosi multipla, fallisce nei pazienti con lupus. Perché? 

È da questa domanda che è nato poi l’interesse per la terapia Car-t. 

I ricercatori suppongono che il farmaco rituximab abbia bisogno dell’intervento di altre cellule immunitarie, chiamate macrofagi, per svolgere al meglio il suo compito, ovvero distruggere i linfociti B. Questa collaborazione funziona in alcune malattie ma non nel lupus, dove i macrofagi possono essere bloccati e, quindi, di nessun aiuto. 

Ed ecco allora perché si è pensato di poter usare la terapia Car-t. Grazie al preciso ritocco genetico previsto dalla procedura, i linfociti T sono in grado di riconoscere il marcatore Cd19 e di uccidere le cellule B senza nessun complice. 

Il trattamento è stato testato su un gruppo di 41 topi affetti da lupus. Gli animali sono stati sottoposti alle radiazioni per eliminare le cellule del sistema immunitario e successivamente a una trasfusione per introdurre nell’organismo le nuove cellule immunitarie modificate geneticamente. 

In 26 animali la procedura è riuscita a eliminare quasi tutte le cellule B con il marcatore Cd19. Sul corpo dei topi, sulla milza, sui reni e sulla pelle non si è trovata nessuna traccia di lupus. Gli animali che hanno risposto positivamente alla malattia sono vissuti più di un anno dopo il trattamento, mentre i toppi del gruppo di controllo che aveva ricevuto un placebo sono arrivati a vivere fino a 8-10 mesi  al massimo. 

«Pensiamo che la terapia cellulare Car-T con bersaglio Cd19 rappresenti una strategia possibile per il trattamento del lupus che può superare gli attuali limiti nell’utilizzo degli anticorpi monoclonali. Sebbene la cautela nell'estendere le osservazioni dai modelli animali all'uomo sia essenziale, i nostri dati incoraggiano l'applicazione iniziale di cellule Car-T mirate su Cd19 nei pazienti con lupus più difficili da trattare».

Resta ancora da capire, e sarà l’obiettivo di ulteriori studi, come mai la terapia non abbia funzionato in 15 animali.