Cellulari e cancro: se il rischio c’è, è debole e non ci riguarda

Lo studio

Cellulari e cancro: se il rischio c’è, è debole e non ci riguarda

È stata trovata un’associazione tra elevati livelli di radiazioni e tumore nei ratti
redazione

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Uno studio del National Toxicology Program non fornisce prove sufficienti per dimostrare la pericolosità dei telefonini. Ma merita di essere approfondito

I cellulari provocano il cancro? Dopo 10 anni di ricerche finanziate con 25 milioni di dollari, c’è chi ha dichiarato che non rinuncerà al suo smartphone, e non cambierà il modo di usarlo. Non si tratta di uno qualunque, ma di John Bucher, uno degli scienziati che ha partecipato allo studio del National Toxicology Program, l’agenzia federale americana incaricata di valutare l’impatto sulla salute delle radiazioni a radio frequenza emesse dai telefonini.

E la risposta alla domanda di partenza sta tutta lì, nella scelta di Bucher: i risultati dello studio infatti, nonostante parlino di un’associazione tra cellulari e tumori nei ratti, non devono, almeno per ora, allarmare gli esseri umani. E vediamo perché. 

I ricercatori hanno testato gli effetti delle radiazioni a radio frequenza su 3mila roditori (topi e ratti), notando un aumento dell’incidenza di un particolare tipo di tumore, detto schwannoma, nel cuore dei ratti. È vero che questo tipo di formazione cancerosa maligna somiglia molto al neurinoma acustico umano, tumore benigno del cervello che alcuni studi hanno associato a un abuso del telefonino, ma è anche vero che la presenza di tumori legata alle radiazioni è stata osservata solamente sui ratti di sesso maschile, non sulle femmine di questa specie e neanche sui topi di entrambi i sessi. Ma soprattutto, bisogna tener presente che il “bombardamento” di radiazioni a cui sono stati sottoposti gli animali è molto superiore alla soglia massima consentita per legge a tutti i cellulari, che generalmente, tra l’altro, emettono meno radiazioni del livello più alto consentito.  

I ratti e i topi sono stati infatti costretti a vivere in luoghi chiusi, esposti per due anni a livelli di radiazioni che variavano da 1,5 e 6 watt al chilogrammo per intervalli di tempo crescenti fino ad arrivare a 9 ore al giorno. Sempre per ribadire le dovute distinzioni, si tenga conto che due anni di un topo equivalgono a 70 di un essere umano e che il livello di radiazioni più basso impiegato nello studio sugli animali equivale al più alto autorizzato per gli umani. 

«I livelli e la durata dell’esposizione alle Rfr - ha dichiarato Bucher - erano molto superiori a quelle a cui gli uomini sono esposti anche nei casi di uso più frequente dei cellulari. E tutto il corpo dei roditori è stato esposto. Quindi questi risultati non dovrebbero essere direttamente applicati all’uso dei telefoni cellulari». 

I ricercatori del National Toxicology Program, che sottoporranno il loro studio a una valutazione esterna alla fine di marzo, però qualcosa hanno trovato e, anche se nell’immediato non riguarda gli esseri umani, il risultato ha una rilevanza scientifica che merita attenzione. Perché, nonostante tutti i “però” di cui abbiamo parlato, un effetto cancerogeno c’è e non deve essere trascurato. 

Circa il 6 per cento dei ratti esposti alle radiazioni di radiofrequenza ha sviluppato un neurinoma (o schwannoma) nel cuore, mentre nel gruppo di controllo escluso dal bombardamento non si è verificato alcun caso. La presenza di altri tumori in altri organi, come cervello, fegato, ghiandola surrenale o pancreas, invece, non può essere ricondotta all’esposizione alle Rfr. 

«Dopo aver analizzato tutti i dati - ha dichiarato Bucher -  l'evidenza di un aumento dello schwannoma maligno nel cuore dei ratti maschi è la più forte associazione con il cancro nel nostro studio».

Sorprendentemente, poi, i ratti maschi del gruppo sperimentale sottoposto alle radiazioni hanno vissuto più a lungo dei ratti del gruppo di controllo: solo il 28 per cento degli animali non esposti hanno vissuto fino alla fine dello studio in confronto al 48 e 69 per cento degli animali sottoposti alle radiazioni. 

Quindi, tornando alla domanda di partenza, “i cellulari provocano il cancro?”, si può rispondere con le parole di Jeffrey Shuren, direttore del Center for Devices and Radiological Health della Food and Drug Administration: «Non abbiamo trovato prove sufficienti di effetti avversi sulla salute negli esseri umani dovuti alla esposizione di radiazioni a radiofrequenza a livelli uguali o inferiori ai limiti attuali». 

Se fossimo in un tribunale, insomma, l’accusa cadrebbe per mancanza di prove.