Che effetto avrebbe Marte sulla salute dell'intestino?

Lo studio

Che effetto avrebbe Marte sulla salute dell'intestino?

redazione

È un problema che gli autori di libri di fantascienza non si erano mai posti: come reagisce l’intestino a un soggiorno prolungato su Marte? Ma ora che i viaggi sul Pianeta Rosso non sono più una fantasie letterarie o cinematografiche, gli scienziati hanno il compito di valutare l’impatto di una lunga permanenza marziana sulla salute degli astronauti. Ed è  quello che hanno fatto i ricercatori dell’Istituto di tecnologie biomediche del Consiglio nazionale delle ricerche di Segrate (Itb-Cnr) e delle Università degli Studi di Bologna e della Tuscia di Viterbo, concentrandosi in particolare sul microbiota intestinale. 

Oggetto di indagine sono stati i sei astronauti di diversa nazionalità che hanno partecipato a MARS500, la simulazione di una missione completa su Marte durata 520 giorni, durante la quale sono state monitorate variabili psico-fisiologiche quali stress, performance cognitive e atletiche, funzionalità gastrointestinali e profili immunologici.

L’obiettivo chiave per la salute intestinale è il mantenimento dell’omeostasi dei batteri intestinali nelle condizioni di stress. Vale per chi partecipa a missioni su Marte come per chi affronta difficili situazioni terrene. 

«Benché sia nota l’elevata dinamicità del microbiota, però, la nostra conoscenza di come esso cambi nel tempo in relazione a specifiche azioni e comportamenti, è ancora limitata -  spiega Clarissa Consolandi dell’Itb-Cnr - MARS500, la più lunga simulazione di un volo interplanetario mai condotta, ci ha consentito di avanzare nella comprensione di tali dinamiche, fornendoci l'opportunità di valutare la variabilità temporale del microbiota intestinale in un ambiente unico come la mancanza di interazioni sociali, il ridotto contatto con l’ambiente, la disponibilità di risorse limitata e il consumo di cibi per lo più in scatola».

I ricercatori hanno analizzato campioni fecali dei sei membri dell’equipaggio a vari intervalli di tempo, nel corso dei 520 giorni di esperimento e fino a sei mesi dopo la conclusione. I risultati, pubblicati su Microbiome, dimostrano che fattori quali isolamento e stress forzano le risposte del microbiota intestinale, con il rischio di determinare sbilanciamenti nella produzione degli acidi grassi a corta catena ed effetti sull’omeostasi metabolica ed immunologica dell’individuo. 

«Tutto ciò dimostra quanto sia fondamentale mantenere un equilibrio a livello della flora intestinale in risposta agli stress quotidiani -conclude Consolandi. Quindi, eventuali alterazioni dovrebbero essere monitorate e corrette tempestivamente, nella vita di tutti i giorni e, in particolare durante missioni nello spazio, al fine di conservare il rapporto di simbiosi mutualistica che condividiamo con l’ecosistema microbico, importante a sua volta per preservare la salute fisica e psicologica degli astronauti».

Per ricevere gratuitamente notizie su questo argomento inserisci il tuo indirizzo email nel box e iscriviti: