Una chiave che apre le porte del cervello. Così l'ecstasy aiuta a recuperare da un grave trauma

Lo studio

Una chiave che apre le porte del cervello. Così l'ecstasy aiuta a recuperare da un grave trauma

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Didascalia Long: 

Nelle sperimentazioni condotte sull'uomo, l'Mdma si è mostrata capace di ridurre drasticamente i sintomi di disturbo post traumatico da stress. Ora sappiamo perché
di redazione

Ecstasy in aggiunta alla psicoterapia. Potrebbe essere la combinazione  ideale per il trattamento del disturbo post traumatico da stress. Se ne parla da già da tempo. I risultati degli studi condotti finora sono talmente promettenti da aver convinto L’Fda ad assegnare alle prossime sperimentazioni la procedura accelerata destinata alle “breakthrough therapy”. Così la 3,4-metilenediossimetanfetamina (Mdma), comunemente nota cone ecstasy, potrebbe essere prescritta dagli psichiatri già a partire dal 2021.    

Ora un nuovo studio pubblicato su Nature e condotto sui topi aiuta a capire perché l’ecstasy favorirsce il recupero psicologico delle persone che hanno subito un trauma. I test sugli animali forniscono dunque la spiegazione dei risultati positivi osservati sugli esseri umani in diverse sperimentazioni: una delle ultime è stata condotta su un piccolo gruppo di veterani americani e ha mostrato una drastica riduzione dei sintomi nei pazienti trattati con Mdma. I risultati sono stati pubblicati su Lancet Psychiatry

Secondo la nuova ricerca L’Mdma funziona come una chiave in grado di aprire porte del cervello rimaste aperte solo per un limitato periodo di tempo nel corso della crescita e poi chiuse definitivamente. Si tratta dei cosiddetti “periodi critici” o sensibili dello sviluppo, quei cruciali intervalli di tempo in cui il sistema nervoso è particolarmente sensibile a particolari stimoli esterni capaci di provocare cambiamenti irreversibili nei circuiti neurali.

L’Mdma è in grado di riattivare nello specifico il periodo critico in cui il cervello apprende i benefici della socialità e dei legami empatici. Secondo i ricercatori quindi l’ecstasy, riaprendo il circuito della ricompensa legata alle relazioni sociali, rafforzerebbe il legame con il terapeuta rendendo più efficace la psicoterapia. E così si spiegherebbe la sua efficacia. 

L’interesse verso i  periodi critici e della plasticità del cervello durante lo sviluppo risale agli anni Trenta, con gli studi di Konrad Lorenz sull’imprinting nelle papere. L’etologo aveva osservato che se la madre scompariva nelle prime 24 ore dopo la nascita, il pulcino stabiliva un legame con qualunque altro oggetto anche non vivente che si trovava nei paraggi. Ma se la madre abbandonava la prole dopo 48 ore, il periodo critico per la formazione di nuove relazioni era chiuso e il cucciolo non stabiliva alcun legame. 

Per il nuovo studio gli scienziati hanno utilizzato gruppi di topi racchiusi in spazi “arredati” in modo diverso. Nella prima fase dell’esperimento un gruppo numeroso di animali è stato costretto a condividere per 24 ore uno stabulario contenente un determinato tipo di lettiere. Nelle 24 ore successive, gli stessi animali sono stati chiusi da soli in strutture con lettiere differenti. In questo modo i topi hanno associato alcuni ambienti alla compagnia e altri all’isolamento. 

I ricercatori hanno poi lasciato le cavie libere di muoversi tra le due strutture calcolando quanto tempo passassero in ogni ambiente. Coloro che indugiavano nelle strutture associate alla compagnia mostravano di aver appreso il meccanismo di ricompensa della socialità. 

I topi che passano più tempo nella “location social” si comportano in sostanza come quegli esseri umani che sostano davanti ai distributori di bevande negli uffici dove lavorano, rinomati luoghi di incontro, con la speranza di poter scambiare quattro chiacchiere con un collega. 

I ricercatori sono riusciti riaprire il periodo critico, limitato normalmente alla pubertà, somministrando agli animali l’Mdma. Dopo 48 ore dall’assunzione dell’ecstasy la maggior parte degli animali rispondeva alle relazioni sociali con i suoi simili alla stessa maniera di un animale più giovane, costruendo un’associazione positiva tra le interazioni sociali e la disposizione degli oggetti nell’ambiente. Gli effetti dell’Mdma duravano per due settimane. I topi che avevano ricevuto un placebo non si comportavano allo stesso modo. 

«L’esperimento suggerisce che abbiamo riaperto un periodo critico nei topi, permettendogli di apprendere comportamenti di ricompensa sociale in un momento in cui sono meno inclini a impegnarsi in questi comportamenti», ha dichiarato dice Gül Dölen, della Johns Hopkins University School of Medicine, a capo dello studio. 

Dall’esperimento è anche emerso che l’ecstasy svolge la sua azione terapeutica solamente se viene assunta in compagnia e che la sua assunzione è associata alla produzione di ossitocina, ormone coinvolto nei circuiti della ricompensa, del piacere e dell’empatia.

Se il meccanismo con cui agisce l’Mdma negli esseri umani è lo stesso di quello osservato nei topi, il suo successo nel trattamento del disturbo da stress post-traumatico potrebbe venire spiegato dal rafforzamento del legame tra terapista e paziente in seguito all’inaugurazione di una nuova fase di apprendimento sociale.