Il codice che in 9 giorni trasforma le cellule della pelle in sentinelle contro il cancro

La procedura

Il codice che in 9 giorni trasforma le cellule della pelle in sentinelle contro il cancro

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Una strategia per rafforzare le nuove immunoterapie: un cocktail di proteine guida la trasformazione delle cellule cutanee in cellule la cui funzione è quella di segnalare al sistema immunitario la presenza del cancro
di redazione

Per la prima volta, un gruppo di scienziati della Lund University in Svezia ha messo a punto un procedimento veloce ed efficace per riprogrammare in soli 9 giorni cellule della pelle dei pazienti in cellule dendritiche e rifornire così rapidamente il sistema immunitario di quelle armi indispensabili per la lotta al tumore. Definite le “sentinelle” del sistema immunitario, le cellule dendritiche sono specializzate nell’individuare per prime gli agenti patogeni, virus, batteri e cellule tumorali: funzionano come uno scanner che passa al vaglio i tessuti, rilevandone le anomalie. Per questo hanno un ruolo fondamentale nell’immunoterapia contro i tumori. Ma perché il sistema difensivo funzioni è necessario un coordinamento perfetto tra due “eserciti”, quello delle cellule dendritiche e quello dei linfociti T. Una volta scovate le particelle nemiche, le cellule dendritiche le fagocitano degradandole. Le proteine prodotte dalle degradazione vengono poi esposte in superficie per segnalare la presenza nemica ai linfociti T, le cellule del sistema immunitario incaricate di portare a termine l’attacco uccidendo le cellule nocive. 

In presenza di un tumore le cellule dendritiche smettono di svolgere la loro preziosa funzione. Ma i ricercatori svedesi promettono di poter sviluppare velocemente nuove cellule dendritiche per ogni paziente che ne abbia bisogno. La loro ricerca è stata descritta su Science Immunology.

Gli scienziati hanno individuato tre proteine (PU.1, IRF8 and BATF3) che si sono rivelate necessarie e sufficienti per effettuare con successo la riprogrammazione diretta delle cellule: da cellule della pelle a cellule dendritiche. I primi esperimenti sono stati condotti sui topi e hanno dato risultati promettenti,  poi confermati anche sugli esseri umani. 

«Da una sezione di tessuto prelevata dalla pelle, possiamo coltivare milioni di cellule e riprogrammarle in cellule dendritiche in un processo che richiede solo nove giorni - ha dichiarato Filipe Pereira, a capo dello studio - Il nostro studio ha dimostrato che le cellule riprogrammate hanno la capacità di catturare efficacemente gli antigeni e di presentarli alle cellule killer allo stesso modo delle cellule dendritiche naturali». 

Ma le potenzialità della pionieristica procedura, che potrebbe aumentare l’efficacia delle attuali immunoterapie oncologiche, non finiscono qui. 

I ricercatori hanno dimostrato di poter persino indirizzare le cellule dendritiche indotte verso uno specifico bersaglio esponendole in laboratorio all'antigene contro cui, una volta introdotte nell’organismo, dovrebbero dirigere la loro azione. Si apre così un nuovo fronte di ricerca che combina in maniera particolarmente fruttuosa i progressi della riprogrammazione cellulare e dell’immunoterapia.

«Generare cellule dendritiche impiegando la riprogrammazione diretta delle cellule è molto interessante dal punto di vista terapeutico: i nostri studi possono avere un’applicazione in campo clinico per la generazione di cellule dendritiche specifiche per il paziente»,  ha spiegato Pereira.

In futuro è possibile immaginare di iniettare direttamente nel tumore le tre proteine di riprogrammazione delle cellule dendritiche forzando così le cellule del tumore a trasformarsi in cellule dendritiche dirette contro gli antigeni specifici del tumore stesso. Una nuova forma di terapia genica basata su una sorta di autodistruzione del tumore.

«Inoltre, i nostri studi aprono la possibilità di riprogrammare altri sottotipi di cellule dendritiche sfruttando le loro distinte caratteristiche funzionali. Una migliore comprensione dei meccanismi che determinano l'identità delle cellule immunitarie sentinelle e del modo di utilizzare questa conoscenza per riprogrammare altri tipi di cellule nelle cellule dendritiche potrebbe rendere queste cellule specifiche del paziente utili nella clinica», conclude Filipe Pereira.