Covid-19. Cosa c’è di vero nella storia che ci si può infettare con la carne congelata

La questione aperta

Covid-19. Cosa c’è di vero nella storia che ci si può infettare con la carne congelata

Alcuni studi cinesi mostrano che il virus si può trasmettere dalle carni congelate. Ma la comunità scientifica concorda nel considerare poco probabile che la pandemia sia stata innescata da un prodotto alimentare congelato

di redazione

Una falsa pista, un’ipotesi plausibile, una teoria che merita di essere approfondita. Per ora sulla possibilità che i cibi congelati siano capaci di trasmettere il virus Sars-Cov-2 si dice ancora tutto e il contrario di tutto. 

Gli esperti dell’Oms di ritorno dalla missione in Cina non escludono la possibilità che la carne selvatica congelata possa avere contribuito ad alimentare alcuni focolai dell’epidemia ma ritengono poco probabile che sia stata l’elemento scatenante. Ancora meno probabile viene considerata l’ipotesi che il virus pandemico sia stato introdotto in Cina attraverso l’importazione di alimenti congelati dall’estero, come alcuni scienziati cinesi avevano suggerito.  

Per l’Oms la catena di eventi più credibile resta quella proposta per prima: il virus è passato dai pipistrelli a un animale intermedio e poi all’essere umano. 

Al di là delle eventuali responsabilità nello scoppio della pandemia sarebbe comunque importante sapere se il virus può essere trasmesso attraverso la carne congelata. Un articolo sul sito di Nature propone una sintesi di quello che sappiamo finora. E parte descrivendo due correnti di pensiero opposte, dentro e fuori la Cina, con gli scienziati cinesi pronti a sostenere che la trasmissione da carne congelata è altamente probabile e quelli di altri Paesi concordi nel ritenere rara la trasmissione del virus attraverso il contatto con le superfici in genere. 

Esiste tuttavia una serie di studi che suggerisce la possibilità della trasmissione del virus da carne congelata. Tra questi ce ne è uno pubblicato su bioRxiv non ancora sottoposto a peer review che dimostra che Sars-Cov-2 può rimanere sulla superficie della carne congelata per più di tre settimane. 

Un altro studio attribuisce a una partita di salmone congelato il focolaio scoppiato lo scorso giugno in un mercato di Pechino dopo 56 giorni senza segnalazioni di casi di infezione nella città. 

Anche i contagi avvenuti lo scorso settembre a Qingdao nella provincia orientale dello Shandong sono stati fatti risalire ad alcune confezioni di merluzzo congelato. 

«Non abbiamo motivo di escludere che possa accadere», afferma a Nature Erwin Duizer, virologo presso l'Istituto nazionale olandese per la salute pubblica e l'ambiente di Bilthoven.

A novembre, sulla scia di questi e altri focolai in Cina, le autorità hanno imposto la disinfezione obbligatoria dei prodotti congelati importati. 

Tornando alla questione dell’origine della pandemia, l’Oms non crede che a innescarla siano stati alimenti congelati. Potrebbe darsi però che le carni di animali selvatici siano state responsabili di successivi focolai. È molto più probabile, afferma Duizer che la trasmissione sia avvenuta da animali vivi e non congelati, anche perché il congelamento sembrerebbe ridurre la vitalità dei coronavirus.