Covid-19. Nei pazienti meno gravi gli anticorpi si dimezzano dopo un mese. E anche quelli del plasma iperimmune non sono eterni

Lo studio

Covid-19. Nei pazienti meno gravi gli anticorpi si dimezzano dopo un mese. E anche quelli del plasma iperimmune non sono eterni

Uno studio condotto allo IEO mostra che quando la malattia è blanda la quantità di anticorpi contro il virus crolla rapidamente. Un fenomeno analogo si osserva anche con il plasma terapeutico.

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Immagine: Eneas De Troya from Mexico City, México / CC BY (https://creativecommons.org/licenses/by/2.0)
di redazione

Nei pazienti che sono andati incontro a un’infezione di SARS-CoV2 e che hanno sviluppato una forma poco grave della malattia, il livello di anticorpi prodotti dal sistema immunitario per combattere il virus si dimezza entro un mese dalla guarigione. 

È il dato saliente di uno studio condotto nel laboratorio COVID dell’Istituto Europeo di Oncologia e pubblicato sul Journal of Clinical Medicine.

Questo rapido declino degli anticorpi deve essere confermato da studi più ampi e di lungo periodo, avvertono i ricercatori, ma allo stato attuale suggerisce che le persone che hanno già contratto il virus non devono abbassare la guardia, ma continuare, come tutti, ad adottare le misure di riduzione di rischio individuale di contagio.  Suggerisce inoltre che il test sierologico non può essere utilizzato per rilasciare l’ipotetica “patente di immunità”, ma è efficace come sistema di monitoraggio sistematico per identificare e bloccare sul nascere i nuovi focolai.

«Il tema della reinfezione diventa importante nella seconda ondata del virus, ma il tracciamento delle persone positive al Covid si è presentato come una priorità sin dall’esordio della pandemia», spiega Federica Facciotti che guida il laboratorio insieme a Marina Mapelli e Sebastiano Pasqualato. 

La vita degli anticorpi

«Abbiamo studiato i sieri di 16 malati di forme meno gravi di Covid e di 23 che hanno invece richiesto il ricovero ospedaliero in terapia intensiva», continua Mapelli. «Li abbiamo quindi confrontati con i sieri di 436 soggetti sicuramente non infetti, in quanto aderenti a studi IEO svolti prima del 2015. Abbiamo trovato che i pazienti non ospedalizzati avevano livelli di tutti gli anticorpi anti-Covid più bassi rispetto ai pazienti ricoverati in terapia intensiva, e che questi livelli, eccetto quelli degli anticorpi contro la proteina virale N, risultavano dimezzati entro un mese dalla scomparsa del virus dall’organismo. La nostra osservazione si è fermata, per ora, a 4 settimane dalla negativizzazione, ma stiamo studiando la “vita degli anticorpi” per un periodo più lungo e in una popolazione più ampia,  all’interno di un progetto di sorveglianza e analisi dell’immunità che riguarda un campione di 1500 dipendenti IEO, svolto in collaborazione con la Fondazione Europea Guido Venosta».

«I nostri risultati confermano gli studi cinesi e inglesi che, su popolazioni diverse, hanno dimostrato gli anticorpi anti-covid diminuiscono nel tempo e dunque aver avuto l’infezione non è di per sé un’assicurazione contro il virus», continua Pasqualato. «Va precisato tuttavia che il concetto di immunità non è solo legato agli anticorpi perché il sistema immunitario utilizza anche altre difese anti-virus, tra cui l’immunità cellulare. Potrebbe accadere che la mancanza di anticorpi permetta una possibile reinfezione per nuova esposizione al virus, ma non si sviluppino sintomi di malattia perché il sistema immunitario, già allenato, si attiva».

Plasma che cura

Intanto notizie non buone arrivano anche sul fronte plasma. Anche se le fortune di questa terapia sembrano in declino con lo sviluppo terapie alternative come gli anticorpi monoclonali, resta una delle strategie terapeutiche a disposizione per curare i pazienti affetti da Covid-19. Consiste nell’isolare dal plasma delle persone guarite dall’infezione gli anticorpi sviluppati contro il virus e infonderli nei pazienti con sintomi gravi. La sua efficacia è ancora incerta. I risultati degli studi non sono definitivi. Nel frattempo però qualcosa si è scoperto: il plasma potrebbe avere un’utilità solamente se venisse prelevato subito dopo la guarigione perché gli anticorpi cominciano a ridursi dopo tre mesi dalla comparsa dei sintomi. 

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Blood.

«Mentre sono in corso molti studi clinici per capire meglio se il plasma convalescente è clinicamente utile per il trattamento di Covid-19, una domanda chiave è quale sia il momento migliore per prelevare il plasma del donatore in base alla presenza di anticorpi che aiutano a combattere il virus. Sulla base dei nostri risultati, gli anticorpi contro il nuovo coronavirus non sono eterni», ha dichiarato Renée Bazin, del centro ematologico Héma-Québec in Canada e autore dello studio.

I ricercatori hanno selezionato 15 adulti tra i 282 donatori di plasma della regione del Quebec in Canada. Si trattava di persone che avevano ricevuto una diagnosi certa di Covid-19, che avevano sviluppato i sintomi della malattia e ne erano guariti. Nessuno dei donatori era stato ricoverato. 

Ciascuno dei partecipanti ha donato il proprio plasma da quattro a nove volte, una prima volta tra 33 e 77 giorni dall'insorgenza dei sintomi e un’ultima volta tra 66 e 114 giorni. 

In tutti e 15 i donatori si è osservata una considerevole riduzione degli anticorpi nello stesso momento, all’incirca 88 giorni dopo la comparsa dei sintomi. Entro i 21 giorni successivi la quantità di anticorpi si era dimezzata. 

«Gli anticorpi scompaiono rapidamente, quindi le persone in fase di guarigione da Covid-19 che hanno intenzione di donare il plasma non dovrebbero aspettare troppo a lungo una volta valutate idonee alla donazione», ha detto Bazin.

Lo studio, così come i casi di reinfezione finora documentati, rappresenta l’ennesima conferma della necessità di ulteriori studi per comprende meglio la risposta immunitaria dell’organismo a SARS-CoV2. 

Ma solleva anche una questione pratica: che valore hanno le indagini sierologiche effettuate su larga scala fino a oggi per conoscere la diffusione della malattia nella popolazione se gli anticorpi (l’oggetto di ricerca di quelle indagini) è destinato a sparire dopo poco tempo?