Covid-19 non è un evento eccezionale. Ci sono 38 prossibilità su 100 di assistere a una pandemia nell’arco della vita

L’analisi

Covid-19 non è un evento eccezionale. Ci sono 38 prossibilità su 100 di assistere a una pandemia nell’arco della vita

Ora come ora la probabilità di assistere a una pandemia nell’arco della propria vita è del 38%, ma potrebbe arrivare all’80% nei prossimi decenni. Una ricerca guidata dall’Università di Padova utilizza nuovi strumenti statistici per calcolare la frequenza e l’intensità delle grandi pandemie

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Immagine: (Image: courtesy of the National Museum of Health and Medicine, Armed Forces Institute of Pathology, Washington, D.C., United States.), CC BY 2.5 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.5>, via Wikimedia Commons
di redazione

L’abbiamo considerata “eccezionale”, “assurda”, “da fantascienza”, “qualcosa che mai e poi mai avremmo potuto immaginare”. Eppure la pandemia di Covid non è così straordinaria e imprevedibile come siamo portati a pensare. A dirla tutta non rientra neanche tra gli eventi rari. Negli anni Duemila le probabilità per una persona di assistere alla diffusione di una malattia infettiva su scala globale nell’arco della propria vita sono infatti del 38 per cento. E nei prossimi decenni la percentuale potrebbe salire all’80 per cento. I calcoli sono il frutto di una originale ricerca guidata dell'Università di Padova, in collaborazione con la Marquette University e la Duke University appena pubblicata su Pnas. 

I ricercatori hanno raccolto e analizzato i dati delle principali epidemie globali avvenute nel corso di quattro secoli (1600-1945), dalla peste, al vaiolo, al colera, al tifo, all’influenza, dimostrando, dati alla mano, che Covid-19 in fin dei conti non avrebbe dovuto stupirci più di tanto.  

Nel corso del periodo preso in esame si sono verificate 500 epidemie di cui la più devastante per il numero di morti all’anno è stata senza dubbio la “Spagnola” (1918-1920). All’epoca il mondo era abitato da circa 1,8 miliardi di persone e le vittime dell’epidemia hanno sfiorato il 2 per cento della popolazione totale. In numeri assoluti il bilancio complessivo dei morti varia dai 30 ai 100 milioni. La Spagnola detiene anche il record dell’intensità del danno: il maggior numero di vittime per la durata dell’epidemia (tenendo sempre conto della popolazione globale), con circa il 5,7 morti per mille persone all’anno.

«In confronto alle precedenti epidemie, l'epidemia di COVID-19 conta al momento circa 3,5 milioni di vittime (dati ECDC di luglio 2021) con una intensità di circa lo 0,3 per mille/anno. Date queste proporzioni c'è da stupirsi che si sia persa così rapidamente memoria di un evento epocale come quello dell'influenza spagnola, circa 20 volte più intenso dell'epidemia che stiamo vivendo. Se la memoria collettiva fosse stata più presente forse non saremmo stati così impreparati alla gestione di questo evento», commenta Marco Marani del Dipartimento Ingegneria, civile, edile e ambientale (ICEA) dell'Università di Padova. 

I ricercatori di Padova hanno sfruttato per il nuovo studio una serie di nuovi strumenti statistici nuovi che avevano messo a punto per uno scopo differente, ossia l’analisi di eventi climatici estremi come le alluvioni. I risultati dell’indagine sulla storia delle pandemie indicano che le epidemie estreme sono più frequenti di quanto si possa intuitivamente pensare. Secondo le stime dei ricercatori le persone nate intorno all’anno 2000 avevano una probabilità del 38 per cento di essere travolti da un’epidemia come quella di Covid-19. Non si trattava quindi di una possibilità remota, ma di un evento da mettere in conto che avrebbe dovuto indurre una maggior preparazione a livello medico e sociale, dicono gli scienziati. 

«Recenti risultati sperimentali mostrano come la frequenza con la quale nuove malattie epidemiche emergono dalle riserve in animali selvatici sia aumentata negli ultimi decenni a causa dei cambiamenti ambientali antropogenici. Questo aumento implica che la probabilità di osservare epidemie estreme potrebbe raddoppiare nel corso dei prossimi decenni. Lo studio di questo insieme di dati multicentenari mostra dunque come siamo inadeguatamente preparati a epidemie di intensità che si sono rivelate catastrofiche, ma che sono tutt'altro che improbabili», conclude Marani.