Covid-19 più pericoloso per le persone con sindrome di Down

Studio ISS

Covid-19 più pericoloso per le persone con sindrome di Down

Uno studio italiano mostra che la mortalità dovuta a Covid nelle persone caratterizzata da trisomia del cromosoma 21 è fino a 10 volte più alta rispetto alla popolazione generale

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Immagine: Mstyslav Chernov / CC BY-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)
di amministratore

Quando contraggono l’infezione da Sars-CoV2, le persone con sindrome di Down hanno un maggior rischio di andare incontro a complicanze e morte rispetto resto della popolazione. 

È quanto emerge da uno studio condotto da ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’Università Cattolica. 

I ricercatori hanno analizzato i dati racconti dall’Iss dal 22 febbraio 2020 all'11 giugno 2020, identificando 16 decessi in persone con sindrome di Down. Persone più giovani rispetto a quelle senza sindrome di Down decedute con CoVID-19 (52 contro 78 anni) e con un rischio maggiore di complicanze non respiratorie come sepsi (31% vs. 13%).

Lo studio, pubblicato sull’American Journal of Medical Genetics, è in linea con le conclusioni di un altro studio retrospettivo condotto negli Stati Uniti sui pazienti ospedalizzati con Covid-19, che ha descritto un aumento di nove volte la percentuale prevista di pazienti con sindrome di Down ricoverati rispetto alla popolazione generale.

«La prevalenza di persone con sindrome di Down nel nostro campione è stata dello 0,5% (16 individui). Questo porta ad una stima di 100-130 individui con sindrome di Down deceduti con Covid-19 in Italia fino all’11 giugno scorso. La prevalenza di sindrome di Down nella popolazione generale italiana è circa lo 0,05%, suggerendo che la mortalità da Covid-19 in questa popolazione potrebbe essere fino a 10 volte maggiore della popolazione generale», spiega Graziano Onder, direttore del dipartimento di Malattie cardiovascolari, endocrino-metaboliche e dell’invecchiamento dell’ISS. «Questi pazienti sono più suscettibili alle infezioni, sperimentano l'invecchiamento precoce di più organi e sistemi, sviluppano un ampio spettro di comorbidità, comprese endocrinopatie, malattie neurologiche, reumatiche, muscoloscheletriche. Inoltre, presentano spesso diverse anomalie anatomiche delle vie aeree superiori che aumentano la probabilità di ostruzione delle medesime vie aeree, una condizione che può predisporre all’ipertensione polmonare, che a sua volta può aumentare la gravità dell'infezione da Covid-19», conclude.

«In sintesi, le persone adulte con sindrome di Down rappresentano una popolazione fragile e vulnerabile alle infezioni e pertanto da tutelare con estrema attenzione in questa fase epidemica», aggiunge Emanuele Rocco Villani, dottorando di ricerca in Scienze dell’invecchiamento all'Università Cattolica e primo autore della ricerca. «Le persone con sindrome di Down rientrano dunque nella fascia di popolazione per cui l'accesso al vaccino per Sars-CoV2 dovrà essere prioritario, nel momento in cui esso sarà finalmente disponibile».