Covid-19 taglia di oltre un terzo le sperimentazioni cliniche in oncologia. Serve un Programma nazionale per la ricerca

La proposta

Covid-19 taglia di oltre un terzo le sperimentazioni cliniche in oncologia. Serve un Programma nazionale per la ricerca

di redazione

Dallo scoppio della pandemia da Coronavirus, nel nostro Paese le sperimentazioni cliniche in oncologia si sono ridotte di circa il 35% a causa sia dell’impatto dell’emergenza Covid-19 nelle strutture sanitarie sia del lockdown.

Il dato risulta da una indagine condotta dalla Federation of Italian Cooperative Oncology Groups (FICOG), di cui si è discusso martedì 7 luglio in una conferenza stampa on line.

«È arrivato il momento di avviare un Programma nazionale per la ricerca oncologica – sostiene Carmine Pinto, presidente Ficog. «A causa del Coronavirus – prosegue - ci aspettiamo nei prossimi mesi ancora difficoltà a promuovere nuovi studi, a trovare risorse e nella comunicazione e informazione dei pazienti».

Per il presidente FICOG bisognerebbe anche limitare quanto più possibile, la migrazione dei malati da una Regione all’altra e prevedere alcune attività di assistenza da remoto per ridurre gli ingressi nelle strutture sanitarie.

«Come FICOG quindi ribadiamo la necessità di una Rete nazionale di tutti i centri che svolgono ricerca clinica. Grazie a una maggiore condivisione, su tutta la Penisola, di progetti e risorse si potrebbe favorire – spiega Pinto - il proseguimento della ricerca oncologica che da sempre è uno dei fiori all’occhiello del nostro sistema sanitario nazionale. Si può prendere a modello quello che già avviene negli Stati Uniti dove esiste un piano nazionale che indirizza i progetti e quindi le risorse economiche e umane evitando frammentazioni. Occorre quindi un deciso cambio di marcia in una strategia unitaria, coordinata e condivisa».

Nonostante le difficoltà per il boom di contagi, «il sistema della ricerca – per Evaristo Maiello, tesoriere FICOG - ha retto». Ora però bisogna riprendere i progetti che sono stati interrotti e cominciare con nuove sperimentazioni su trattamenti anticancro innovativi. Per farlo, secondo Maiello c'è bisogno di «una forte condivisione tra Associazioni medico-scientifiche, Aifa, Istituto superiore di sanità e ministero della Salute e Regioni».

Il presidente Pinto ritiene infine che vada rivisto il ruolo dei Comitati etici, prendendo a esempio proprio quello che è successo durante la prima fase della pandemia: «L’istituzione del Comitato etico unico ha funzionato durante le settimane più difficili di marzo e aprile e ha favorito l’avvio di studi clinici. Si può quindi semplificare e velocizzare anche nel campo della ricerca».