Covid. Gli anziani hanno un rischio di reinfettarsi molto maggiore rispetto ai giovani

Lo studio

Covid. Gli anziani hanno un rischio di reinfettarsi molto maggiore rispetto ai giovani

Su Lancet è uscito il primo studio su larga scala condotto in Danimarca che valuta il rischio di reinfattarsi con Sars-Cov-2. Il rischio è basso (ma esiste) nella popolazione under 65 ma è molto superiore nelle persone over 65. È giusto quindi vaccinarle per prime

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Immagine: Administración del Principado de Asturias, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons
di redazione

Uno studio su Lancet, il primo su larga scala, ha calcolato il rischio di reinfezioni da Covid-19 nella popolazione danese, raccogliendo i dati di 4 milioni di persone. In generale il tasso di reinfezioni è basso, pari allo 0,65 per cento. Ma c’è una differenza considerevole tra fasce di età diverse: le persone sotto i 65 anni risultate positive a un test in più dell’80 per cento dei casi non tornano positive almeno per i sei mesi successivi alla prima infezione, ma negli over 65 la percentuale di protezione scende al 47 per cento. Le persone con più di 65 anni di età hanno quindi una probabilità molto superiore rispetto a quelle più giovani di infettarsi nuovamente. Va precisato che i dati si riferiscono a un periodo in cui non erano ancora in circolazione le varianti del virus, alcune delle quali si sono dimostrate maggiormente trasmissibili. 

Lo studio dimostra, come gli stessi autori sottolineano, che la strategia di puntare sull’immunità naturale è destinata a fallire dato che una prima infezione non garantisce l’immunità soprattutto nella fascia di popolazione più anziana. Servono i vaccini per compensare ciò che la natura non riesce a fare. 

Il risultato dello studio conferma anche che le scelte delle campagne vaccinali di quasi tutti i Paesi del mondo sono corrette. La priorità agli anziani è doppiamente giustificata: sono loro ad ammalarsi più gravemente e a richiedere un ricovero in ospedale e sono sempre loro a rischiare di contagiarsi nuovamente dopo una prima infezione. Il fenomeno non è inaspettato ed è noto come immunosenescenza. Si tratta, in sostanza, di un indebolimento del sistema immunitario con l’avanzare degli anni. 

«I nostri risultati potrebbero fornire indicazioni su quali gruppi dovrebbero essere vaccinati e vanno a sostegno della necessità di vaccinare anche gli individui precedentemente infetti perché la protezione naturale, specialmente tra le persone anziane, non è qualcosa su cui possiamo fare affidamento», scrivono gli autori dello studio. 

I ricercatori hanno raccolto e analizzato i dati di circa 4 milioni di abitanti della Danimarca che si sono sottoposti ai tamponi molecolari messi a disposizione gratuitamente per tutti dal sistema sanitario, indipendentemente dai sintomi (la Danimarca è uno dei pochi Paesi ad aver adottato questa strategia). 

Tra le persone che sono risultate positive nella prima ondata, tra marzo e maggio 2020, solo lo 0,65 per cento è tornato positivo durante la seconda ondata (settembre e dicembre 2020). 

Tra le persone con età inferiore ai 65 anni il tasso di reinfezione è stato dello 0,60 per cento, mentre tra le persone over 65 è stato dello 0,88 per cento. In base a questi dati i ricercatori hanno calcolato che nella popolazione under 65 il livello di protezione da nuove infezioni sia dell’80,5 per cento. Mentre la protezione contro la reinfezione è molto più bassa tra le persone di età superiore ai 65 anni, con una protezione stimata di appena il 47 per cento. 

«Il nostro studio conferma ciò che molti altri sembravano suggerire: la reinfezione con COVID-19 è rara nelle persone più giovani e sane, ma gli anziani corrono un rischio maggiore di contrarre di nuovo il virus. Dato che, inoltre, le persone anziane hanno maggiori probabilità di manifestare sintomi di malattie gravi e purtroppo di morire, i nostri risultati chiariscono quanto sia importante attuare politiche per proteggere gli anziani durante la pandemia. Data la posta in gioco, i risultati sottolineano quanto sia importante che le persone aderiscano alle misure suggerite per mantenere se stesse e gli altri al sicuro, anche se hanno già avuto COVID-19», ha dichiarato Steen Ethelberg, del Statens Serum Institut, tra gli autori dello studio.