Covid si legge anche sulla pelle: le sei manifestazioni spia dell’infezione

Lo studio

Covid si legge anche sulla pelle: le sei manifestazioni spia dell’infezione

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Immagine: Sapp, Public domain, via Wikimedia Commons
di redazione

Macchie sulla pelle simili a quelle caratteristiche dell’orticaria, oppure a quelle del morbillo o della varicella, o ancora lesioni tipo geloni o lividi apparentemente dovuti a traumi; manifestazioni tipiche della vasculite con un colorito rosso vinoso e possibile formazione di ulcere sugli arti inferiori.  

Sono queste le manifestazioni cutanee di Covid-19, che possono insorgere indipendentemente dagli altri sintomi. 

Lo ribadisce uno studio italiano pubblicato sul Journal of the American Academy of Dermatology che arriva a poche settimane da una ricerca che aveva già analizzato alcune manifestazioni cutanee dell'infezione a fine 2019. Lo studio, condotto con il supporto della Società Italiana di Dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle Malattie Sessualmente Trasmesse (SIDeMaST), è stato coordinato da Angelo Valerio Marzano, ordinario di Dermatologia e direttore della Scuola di Specializzazione in Dermatologia e Venereologia dell’Università degli Studi di Milano. Marzano è stato anche il primo paziente a essere ricoverato per Coronavirus il 22 febbraio 2020 a Milano.

Lo studio è stato condotto su 200 pazienti in tutta Italia. L’obiettivo era correlare statisticamente i 6 specifici quadri cutanei con la gravità della malattia COVID-19 e i sintomi di quest’ultima (febbre, polmonite, difficoltà respiratoria, etc). Con il supporto della SIDeMaST, 21 Centri di Dermatologia italiani hanno contribuito alla raccolta dei dati clinici dei pazienti con manifestazioni cutanee associate al COVID-19. Le indagini sono state condotte nella prima fase della pandemia, nel mese di marzo 2020.

Tra i pazienti che avevano manifestazioni cutanee, il 13,2 per cento mostrava una forma orticarioide, il 27,4 per cento una forma eritematosa o morbilliformi, il 16,2 per cento simile a varicella, il 25,4 per cento geloni; il 3,6 per cento ecchimosi, il 10,7 per cento vasculite.

«La durata media delle manifestazioni cutanee osservata è stata di 12 giorni; quella dei geloni era di 22 giorni», dice Marzano. «Inoltre, abbiamo rilevato che i geloni erano il sintomo prevalente tra i giovani ed erano associati ad una manifestazione quasi sempre asintomatica del virus, mentre tutti gli altri fenotipi erano collegati ad una forma più o meno severa. A questo proposito, due importanti lavori condotti precedentemente a livello internazionale avevano dato come assunto il fatto che le lesioni della pelle più gravi fossero correlate ad una forma più grave di coronavirus, stabilendo quindi una proporzione diretta tra sintomi cutanei aggressivi e gravità del COVID. Una corrispondenza che invece, in base ai nostri studi, non esiste: non c’è alcuna correlazione diretta tra la gravità della manifestazione cutanea e quella della malattia da Sars-CoV-2. Piuttosto, una correlazione esiste tra aumento dell’età e aumento della gravità della malattia».

Per il dermatologo bisogna quindi prestare particolare attenzione a dei segnali precisi che compaiono sulla pelle: un’apparente orticaria, un eritema molto esteso, una improvvisa vasculite, ecchimosi e geloni vanno considerati tutti possibili spie della malattia che devono indurre a fare un tampone.