Covid. Nella prima ondata sono raddoppiati i casi di insonnia

Lo studio

Covid. Nella prima ondata sono raddoppiati i casi di insonnia

Uno studio internazionale condotto in 13 Paesi dimostra che la prima fase della pandemia ha compromesso il benessere psichico di uomini e donne. I casi di insonnia sono raddoppiati (più colpite le donne) e quelli di ansia e depressione sono aumentati di molto rispetto al periodo pre-pandemia

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Immagine: Mpho Mojapelo mpho_mojapelo, CC0, via Wikimedia Commons
di redazione

Nessun dorma. Dall’Austria, al Brasile, all’Italia, al Giappone alla Cina, la prima ondata della pandemia ha rubato il sonno a tanti uomini e donne in ogni angolo del mondo. Anche l’epidemia di insonnia, ansia e depressione è stata globale, scorrendo parallela a quella di Covid-19. Per la prima volta uno studio internazionale guidato dall’Università di Oxford e dalla Laval University in Canada ha misurato l’impatto nel mondo della pandemia sulla salute psichica con un focus in particolare sull’insonnia. I ricercatori hanno chiesto a 22mila adulti di 13 Paesi di quattro continenti di compilare un questionario sulla qualità del sonno e sul benessere psicologico (indicando sintomi come ansia o depressione) riferendosi al periodo maggio-agosto 2020. 

Il sondaggio era composto di 100 domande e richiedeva circa 30 minuti per poter essere completato. Tutti i dati sono stati interpretati ricorrendo a scale di valutazione scientificamente validate. 

L’Insomnia Severity Index (ISI) è lo strumento più utilizzato per misurare la gravità dell’insonnia: un punteggio da 0 a 7 indica una buona qualità del sonno, tra 8 e 14 si entra nella pre-insonnia, tra 15 e 21 arriva la diagnosi di insonnia di gravità moderata e da 22 in poi si passa all’insonnia grave. 

Il Patient Health Questionnaire-2 si usa invece come indicatore dell’umore: punteggi superiori a 3 sono indicativi di depressione. Il “metro” dell’ansia è il Generalized Anxiety Disorder-2 (GAD-2): anche in questo caso il valore soglia è “3”, al di sopra di quel punteggio la diagnosi di ansia è affidabile all’86 per cento. 

Per quanto riguarda l’insonnia, il 36,7 per cento dei partecipanti è rientrato nella categoria dei sintomi accertati moderati o gravi. Brasile, Regno Unito, Canada, Polonia, Norvegia sono i Paesi in cui sono stati registrati i punteggi più alti. Gli abitanti dei paesi asiatici, Cina e Giappone, hanno passato meno notti in bianco. Le donne hanno sofferto di insonnia in misura significativamente maggiore rispetto agli uomini. Una persona su quattro ha manifestato sintomi di ansia e di depressione durante il periodo preso in esame. Ancora una volta Giappone e Cina hanno registrato il numero più basso di casi di ansia e depressione, mentre Stati Uniti e Canada sono risultati ai primi posti. 

In Italia il 27 per cento del campione ha manifestato sintomi di insonnia e il 22 per cento di ansia e depressione. Negli Stati Uniti il 60 per cento dei partecipanti ha sofferto di insonnia e il 50 per cento di ansia e di depressione. 

«Questo studio internazionale ha dimostrato che i tassi di insonnia erano circa il doppio durante la prima ondata della pandemia rispetto ai tassi di prevalenza tipicamente riportati in tempi non pandemici e che le differenze sono state ancora più elevate in alcuni Paesi, in particolare in Brasile, Canada, Regno Unito e Stati Uniti. Risultati simili sono stati osservati anche per i tassi di prevalenza di ansia (25,6%) e depressione (23,1%), risultati significativamente più alti dei tipici tassi di prevalenza sulla popolazione generale», riassumono gli autori dello studio. 

Le persone più a rischio di insonnia erano quelle che avevano avuto Covid, che erano state colpite economicamente dalla pandemia, che erano rimaste in isolamento per periodi lunghi o che vivevano in famiglie numerose. 

«Le autorità sanitarie devono incentivare programmi di prevenzione del sonno e della salute mentale, nonché interventi clinici per assistere le persone a rischio e ridurre gli effetti negativi sulla salute a lungo termine. Gli studi dimostrano che quando l’insonnia viene trattata, spesso non si vedono solo miglioramenti nel sonno, ma anche una riduzione dell'ansia e dei sintomi depressivi e un miglioramento della salute mentale e del benessere», commenta Colin Espie del Nuffield Department of Clinical Neurosciences dell’Università di Oxford che ha guidato lo studio. 

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Sleep Medicine.