Covid. Sui social le tracce della circolazione del virus già a fine 2019

Lo studio

Covid. Sui social le tracce della circolazione del virus già a fine 2019

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Immagine: Jin, Y., Cai, L., Cheng, Z. et al., CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons
di redazione

Un nuovo indizio del fatto che SARS-CoV-2 o un suo parente molto stretto circolasse già prima dell’identificazione ufficiale arriva nientemeno che dai social network. Uno studio condotto da ricercatori della Scuola IMT Alti Studi Lucca appena pubblicato sulla rivista Scientific Reports ha rilevato che su Twitter erano presenti diverse discussioni online che suggerivano che qualcosa di anomalo stava già accadendo.

La ricerca, condotta da Massimo Riccaboni, professore di Economia della Scuola IMT, assieme a una squadra di ricercatori composta da Michelangelo Puliga della Scuola Superiore Sant’Anna, Pietro Panzarasa, visiting professor della Scuola IMT e professore alla Queen Mary University di Londra e Milena Lopreite, dell’Università della Calabria, ha preso in esame i post pubblicati su Twitter nel periodo dal 1 dicembre 2014 al 1 marzo 2020, raccogliendo in unico database quelli che menzionano la parola-chiave “polmonite”: la polmonite è infatti il sintomo più grave del Covid-19, ma la stagione influenzale 2019-2020 è meno severa delle precedenti, per cui non dovrebbe esserci motivo di particolare preoccupazione tra la popolazione. Un filtro è stato poi utilizzato per escludere i retweet e i tweet contenenti link, in modo da evitare di “contare” la copertura mediatica delle prime notizie sulla comparsa del virus. La keyword è stata inoltre monitorata in sette lingue, le più parlate dell’Unione Europea: inglese, tedesco, francese, italiano, spagnolo, polacco e danese. 

Analizzando il database delle menzioni online, i ricercatori hanno notato che già nelle settimane prima della scoperta e dell’annuncio dei primi casi di contagio da Sars-CoV-2 inizia a emergere qualcosa di anomalo. In tutta Europa, i post degli utenti Twitter mostrano inaspettati livelli di preoccupazione circa insolite polmoniti. Insomma, già da dicembre 2019, fatta eccezione per la Germania, l’intera discussione virtuale europea a tema polmonite si intensifica fino a evidenziare una significativa eccedenza. E la diffusione non è casuale, ma si concentra proprio nelle aree dove poi si svilupperanno i primi focolai pandemici. 

Con lo stesso metodo usato con la parola “polmonite”, i ricercatori hanno costruito un database contenente la parola chiave “tosse secca”, un altro dei sintomi caratteristici della sindrome da coronavirus. Anche in questo caso, l’analisi ha prodotto risultati analoghi: nelle settimane tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020 circolava su Twitter un numero maggiore di post che citavano questo disturbo rispetto alla norma.

 «Siamo rimasti sorpresi nel constatare come Twitter già all’inizio del 2020 abbia prontamente registrato un incremento significativo dell’attenzione sui sintomi che abbiamo imparato solo in seguito ad associare al Covid-19», ha detto Riccaboni che con gli altri ricercatori ora suggerisce si usare i social come un ulteriore strumento di sorveglianza, che potrebbero avere un ruolo strategico sia nell'identificazione precoce delle catene di contagio, sia nel successivo monitoraggio dell’evoluzione dell’epidemia.