Covid. Il vaccino Pfizer è stabile anche in siringhe monodose

Lo studio

Covid. Il vaccino Pfizer è stabile anche in siringhe monodose

Pfizer-BioNTech_COVID-19_vaccine_(2020)_C.jpg

Immagine: U.S. Secretary of Defense, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons
di redazione

Il vaccino di Pfizer (Comirnaty) è stabile anche se confezionato in siringhe monodose e non solamente in fiale multidose che richiedono condizioni di conservazione e trasporto molto precise per non perdere efficacia.

È quanto emerge da uno studio condotto da ricercatori dell’Università degli Studi di Milano pubblicati sulla rivista Pharmaceutics. 

I nuovi vaccini a mRNA rappresentano uno dei più grandi successi della ricerca biomedica. Tuttavia richiedono condizioni di conservazione e trasporto a temperature più basse di quelle usuali. Inoltre, dopo lo scongelamento dei flaconi, tutte le dosi di vaccino devono essere predisposte e somministrate in un breve lasso di tempo dalla prima perforazione del flacone (circa 6 ore). 

Ciò ha costituito un’importante complicazione della logistica e l’organizzazione della campagna vaccinale.

Il gruppo di lavoro dell’Università degli Studi di Milano guidato da Paola Minghetti del Dipartimento di Scienze Farmaceutiche, in collaborazione con Loris Rizzello e Patrizia Procacci del Dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute, ha ora valutato la stabilità del vaccino Pfizer in siringhe pre-allestite, verificando l’impatto dei materiali, delle condizioni di conservazione (2-8 °C, 25 °C) e di trasporto (30 km). 

«I risultati ottenuti hanno permesso di dimostrare che, nelle condizioni di uso oggetto di studio, le nanoparticelle lipidiche non subiscono significative variazioni in numero e dimensioni e che mRNA rimane integro», ha affermato Paola Minghetti. «In altre parole, la mancanza di segni di aggregazione delle nanoparticelle e/o degradazione del mRNA hanno dimostrato la stabilità del vaccino in siringhe monodose che possono, quindi, essere preparate in sicurezza nelle farmacie prima di essere distribuite al personale che effettuerà la somministrazione anche a domicilio del paziente».

Lo studio è stato possibile grazie alla collaborazione con Regione Lombardia che ha concesso l'utilizzo del “left-overs” (cioè dell’avanzo) di vaccino non somministrabile.