Curare le lesioni ai tendini con le staminali

La soluzione

Curare le lesioni ai tendini con le staminali

Non se ne esce facilmente. Quando un tendine si rompe la formazione di tessuto cicatriziale ne ostacola la guarigione. Ma potremmo essere vicini a una svolta: anche nei tendini ci sono cellule staminali che potrebbero favorire l’auto-rigenerazione dei tessuti

di redazione

Per gli sportivi fa parte dei rischi del mestiere. Per tutti gli altri è una sventura difficile da digerire. È vero che c’è di peggio di una rottura di un tendine, ma è anche vero che poche altre lesioni sono altrettanto difficili da curare. Ora però uno studio appena pubblicato su Nature Cell Biology propone una soluzione inedita che potrebbe segnare una svolta terapeutica: curare le lesioni dei tendini con le cellule staminali dei tendini stessi.

Il caso forse più frequente è quello della cosiddetta “cuffia dei rotatori”, l’insieme di fibre che permette il movimento dell’articolazione della spalla. Quando uno di questi tendini si sfilaccia (e succede anche a chi non gioca a tennis) inizia l’odissea del recupero:  il processo di guarigione viene ostacolato dalla formazione di tessuto cicatriziale che ispessisce il volume del tendine esponendolo a maggior rischio di attrito con le strutture ossee della spalla. Per questo motivo spesso il tendine torna a rompersi. 

«I tendini sono formati da tessuto connettivo che lega i nostri muscoli alle nostre ossa. Migliorano la nostra stabilità e facilitano il trasferimento della forza che ci consente di muoverci. Ma sono anche particolarmente sensibili a lesioni e danni», ha affermato Chen-Ming Fan del Carnegie Institution for Science che ha guidato lo studio. 

I ricercatori hanno pensato di cercare la soluzione nello stesso luogo dove si verifica il problema, ovvero nei tendini stessi. Così hanno passato al vaglio tutti i tipi di cellule presenti nel tendine rotuleo osservando con una certa sorpresa la presenza di cellule staminali mai individuate precedentemente. 

«Dato che le lesioni ai tendino raramente guariscono completamente, si pensava che non esistessero cellule staminali dei tendini. Molti le hanno cercate senza successo, ma il nostro lavoro le ha individuate per la prima volta», ha spiegato Fan. 

Le cellule staminali sono cellule ancora indifferenziate potenzialmente capaci di dar vita a quasi ogni tipo di tessuto. Possono anche auto-rinnovarsi, creando una riserva di cellule da cui possono formarsi nuovi tipi di cellule differenziate per migliorare le funzioni di un tessuto specifico. Ad esempio, le cellule staminali muscolari possono differenziarsi in nuove cellule muscolari. È come avere materiale di ricambio sempre a disposizione. 

Finora però non si conosceva l’esistenza di cellule staminali dei tendini. 

I ricercatori del Carnegie Institution for Science hanno scoperto che sia le cellule del tessuto cicatriziale fibroso che le cellule staminali del tendine hanno la stessa origine, le cellule protettive che avvolgono un tendine. Entrambe le cellule agiscono sotto lo stimolo di una proteina chiamata “fattore di crescita derivato dalle piastrine (Platelet-Derived Growth Factor, Pdgf). Quando, in seguito a una lesione, le cellule del tendine vengono alterate e smettono di rispondere al fattore di crescita, le uniche cellule che continuano a formarsi sono quelle del tessuto cicatriziale.  Ed è per questo che si pensava che le cellule staminali dei tendini non esistessero. 

«Le cellule staminali dei tendini esistono, ma devono competere con quelle del tessuto cicatriziale per prevenire la formazione di cicatrici fibrose», ha spiegato Fan.

Ora che si conosce l’esistenza delle staminali dei tendini, bisognerà trovare il modo di potenziare la produzione di queste ultime e contemporaneamente limitare lo sviluppo di quelle fibrose. 

Una soluzione del genere segnerebbe una svolta nel trattamento delle lesioni dei tendini, permettendo all’organismo di auto-ripararsi senza dover ricorrere al bisturi o ad altre procedure spesso non del tutto risolutive.