Declino cognitivo: un kit completo per la diagnosi e la cura

Doppia scoperta

Declino cognitivo: un kit completo per la diagnosi e la cura

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Dopo i 70 anni, circa il 60 per cento degli adulti presenta qualche perdita nella barriera emato-encefalica associata a un peggioramento delle performance cognitive.
di redazione

Come riconoscere il declino cognitivo e come fare per bloccarlo. L’analisi del problema e la sua soluzione. La diagnosi e la terapia. È una doppia scoperta quella annunciata da due studi appena pubblicati su Science Translational Medicine: gli scienziati hanno trovato il modo di sapere se è in corso il processo che compromette le performance cerebrali con l’avanzare delle età e hanno individuato un composto capace di far regredire il deterioramento del cervello. Certamente questo secondo risultato si guadagnerà la scena a discapito del primo, ma le due ricerche sono entrambe importanti e strettamente connesse. Il farmaco in questione è un antinfiammatorio che è stato testato con successo sui topi. Gli animali anziani che lo hanno assunto sono tornati capaci di apprendere nuovi compiti con la stessa destrezza di loro simili con la metà degli anni. 

Ma la logica impone un ordine nella narrazione: così gli scienziati prima hanno spiegato cosa provoca il declino cognitivo legato all’età, poi come fare a diagnosticarlo e infine come riuscire a bloccare il processo o addirittura a renderlo reversibile. 

Se il filtro diventa un colabrodo

Molti studi recenti hanno riconosciuto il ruolo chiave della barriera emato-encefalica nel preservare la salute cerebrale. Questo potente sistema di filtraggio che tiene fuori dal cervello le sostanza tossiche o gli organismi patogeni con il passare del tempo si usura perdendo la sua impermeabilità e lasciandosi attraversare dalle sostanze nocive che innescano un processo infiammatorio e neurodegenerativo. 

Dopo i 70 anni, circa il 60 per cento degli adulti presenta qualche perdita nella barriera emato-encefalica associata a un peggioramento delle performance cognitive.

I segnali del declino

Analizzando i tessuti cerebrali di persone anziane, i ricercatori hanno individuato alcune caratteristiche ricorrenti: la presenza di albumina, un aumento della neuroinfiammazione e una  maggiore produzione di TgF-beta, una proteina che controlla la crescita cellulare. Dato che l’abumina è sintetizzata al di fuori della barriera emato-encefalica, la sua presenza all’interno del cervello è indicativa di fessure nel sistema di filtraggio. 

L’albumina, così come emerso da esperimenti sui topi, innesca un processo di invecchiamento con segnali precisi come la comparsa di eventi parossistici ad onde lente (PSWE) riconoscibili sia attraverso la risonanza magnetica che l’elettroencefalogramma. Questi due strumenti consentono quindi di misurare le perdite della barriera emato-encefalica e di individuare le persone a rischio di declino cognitivo.

La cura che ringiovanisce il cervello

Somministrando un farmaco anti-infiammatorio che prende di mira TGF-β si ottiene una riduzione degli eventi parossistici a onde lente in presenza di una barriera emato-encefalica danneggiata. Il farmaco, una piccola molecola chiamata IPW, non solo aiuta ad alleviare gli effetti delle perdite nella barriera protettiva del cervello, ma, come emerso da esperimenti sui topi, sembra che contribuisca persino a ripararla. Un farmaco del genere potrebbe rivelarsi utile anche in altri casi caratterizzati da lesioni nella barriera emato-encefalica, come la malattia di Alzheimer o traumi cranici provocati da incidenti.