Demenza: i primi segnali dall’andatura lenta

Diagnosi precoce

Demenza: i primi segnali dall’andatura lenta

Basta munirsi di un cronometro per individuare precocemente l’insorgere della demenza. Chi rallenta il passo più di un decimo di secondo all’anno ha il 47 per cento di probabilità in più di andare incontro declino cognitivo. Lo studio su Neurology
redazione

La nonna cammina sempre più lentamente? Non è detto che sia solo colpa dell’età. Secondo i ricercatori dell’Università di Pittsburgh che hanno pubblicato su Neurolgy i risultati di uno studio durato 14 anni, un rallentamento dell’andatura potrebbe essere un segnale precoce di declino cognitivo. 

Attualmente nel mondo vivono 47 milioni di persone con qualche forma di demenza. Saranno 75 milioni nel 2030 e 132 milioni nel 2050. Queste stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità lanciano ai neurologi una impegnativa sfida per il futuro: individuare sempre prima i campanelli di allarme dei deficit intellettivi. Sì, perché se c’è un momento per limitare i danni, quello è nelle fasi iniziali della malattia. Dopo è troppo tardi. Ma come riconoscere i primi segnali di deterioramento delle funzioni cerebrali? Secondo i ricercatori dell’Università di Pittsburgh che hanno pubblicato su Neurolgy i risultati di uno studio durato 14 anni basta munirsi di un cronometro e misurare periodicamente la velocità con cui camminano le persone anziane, se il passo diminuisce negli anni, c’è ragione di preoccuparsi. 

I ricercatori hanno reclutato 175 adulti di età compresa tra i 70 e i 79 anni che mostravano un cervello in forma perfetta all’inizio del periodo di osservazione. In diverse occasioni, nell’arco di 14 anni, i medici hanno calcolato il tempo impiegato dai pazienti per percorrere una distanza di cinque metri al ritmo abituale. Alla fine della ricerca, tutti i partecipanti sono stati sottoposti a test sulle abilità cognitive e a esami con la risonanza magnetica. 

Per la prima volta lo studio ha dimostrato che ad un rallentamento dell’andatura corrisponde un restringimento dell’ippocampo, la zona del cervello coinvolta nella memoria e nell’orientamento spaziale. La velocità del passo, quindi, può essere un indicatore affidabile della salute cerebrale. «Le attuali strategie di indagine per individuare segnali di demenza - spiega Andrea Rosso a capo dello studio - sono troppo invasive e costose per essere universalmente utilizzate». I ricercatori suggeriscono invece di introdurre come prassi nelle visite mediche geriatriche il controllo della velocità dell’andatura. «Basta solo munirsi di un cronometro - dice Rosso - di un metro, di uno spazio di poco più di cinque metri e di cinque minuti di tempo una volta l’anno»

I medici devono però conoscere quali sono i valori sospetti. Secondo Andrea Rosso e i suoi colleghi, il segnale indicativo corrisponde a una riduzione di un decimo di secondo all’anno nel tempo impiegato per completare il precorso assegnato. Chi rallenta il passo a questo ritmo, a meno che non abbia altre patologie osteoscheletriche o cardiovascolari,  ha il 47 per cento di probabilità in più di andare incontro a demenza, rispetto a chi mantiene stabile la performance negli anni. 

«Certamente - spiega Rosso - una frazione di secondo è un tempo molto ridotto, ma negli anni può essere individuata. La popolazione non dovrebbe ignorare questi cambiamenti nella velocità dell’andatura. Non è detto che il vostro parente anziano sia diventato più lento per colpa dell’età, potrebbe trattarsi di un segnale precoce di qualcosa di più serio».

Il test dell’andatura non è ovviamente sufficiente per fare una diagnosi, ma è uno strumento utile per suggerire maggiori accertamenti e iniziare al momento giusto una terapia che possa rallentare la progressione della malattia.