La difesa dal Parkinson comincia nell’intestino

L'ipotesi

La difesa dal Parkinson comincia nell’intestino

Secondo uno studio americano il sistema immunitario è in grado di contrastare almeno in parte gli effetti del Parkinson. E a sorpresa la difesa parte dall’intestino

di Paolo Gangemi

A volte l’intestino è chiamato “il secondo cervello”: una definizione coniata dal biologo americano Michael Gershon con riferimento alla quantità e all’importanza dei neuroni che ospita, ma che si sta rivelando sempre più appropriata anche per altri aspetti con il progredire delle scoperte biomediche. Una delle più recenti associa l’intestino a una delle malattie neurologiche più famose e diffuse: il Parkinson.

Secondo uno studio pubblicato da un gruppo di ricercatori americani sulla rivista Cell Reports, il sistema immunitario è in grado di svolgere un’azione di protezione nei confronti dei neuroni cerebrali dai danni associati alla malattia di Parkinson, e questa risposta immunitaria parte dall’intestino, non dal cervello.

Nella malattia di Parkinson determinati neuroni deputati al controllo dei movimenti muoiono o comunque perdono la funzionalità, provocando i tipici sintomi della malattia. Le cause esatte sono ancora poco chiare, ma si ritiene che siano coinvolti in qualche modo i mitocondri, le centraline energetiche all’interno delle cellule.

Per studiare questo ruolo, un gruppo di scienziati americani, guidati da Veena Prahlad dell’Università dell’Iowa, ha condotto un esperimento su un campione di circa 3.000 esemplari di Caenorhabditis elegans: minuscoli vermi lunghi circa un millimetro, molto usati nella ricerca biomedica grazie alla perfetta conoscenza dei loro meccanismi cellulari in generale e neuronali in particolare. I ricercatori hanno somministrato ai vermi una sostanza chiamata rotenone, nota per distruggere i neuroni dell’area cerebrale legata al Parkinson. Come previsto, il veleno ha dimostrato nei vermi un effetto nocivo sui mitocondri all’interno dei neuroni, ma a sorpresa questo si è verificato solo nel 7 per cento dei casi: segno che nei restanti vermi era scattata un’azione protettiva in favore dei neuroni. Indagandola, i ricercatori sono arrivati alla conclusione che le cellule del sistema immunitario sono in grado di individuare i mitocondri difettosi e neutralizzarli, e che questa risposta immunitaria parte proprio dall’intestino.

Secondo Prahlad la spiegazione del fenomeno è che le cellule immunitarie dell’intestino esercitano un controllo costante nei confronti dei mitocondri, «come se non si fidassero di loro»: un’ipotesi coerente con la teoria più accreditata secondo cui i mitocondri erano in origine batteri, quindi organismi estranei poi inglobati all’interno delle cellule di animali, piante e funghi; insomma sarebbero benvenuti e utili, ma pur sempre guardati con un certo sospetto.

Il passo successivo ora è comprendere il meccanismo di base: «Se riusciamo a capire come funziona in questi vermi, possiamo capire anche come funziona nei mammiferi», ha commentato Prahlad. A quel punto si potrebbe aprire la strada a nuove tecniche quantomeno per contrastare l’avanzamento della malattia di Parkinson, la più diffusa fra quelle neurodegenerative dopo l’Alzheimer: oggi colpisce circa il 3 per mille della popolazione generale e circa l’1 per cento di quella sopra i 65 anni (più uomini che donne, con un rapporto di 3 a 2). I malati di Parkinson sono oltre 6 milioni a livello mondiale e circa 250.000 in Italia, ma l’Organizzazione Mondiale della Sanità ritiene che queste cifre raddoppieranno entro il 2040, principalmente a causa del continuo allungamento della vita media della popolazione.