Dislessia: a volte scrivere è più difficile che leggere. E ora sappiamo perché

Lo studio

Dislessia: a volte scrivere è più difficile che leggere. E ora sappiamo perché

Le difficoltà di spelling si ripercuotono sui movimenti della mano
redazione

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Più la parola è complessa e difficile da enunciare lettera per lettera, più la scrittura diventa indecifrabile.

La prima cosa che viene in mente è la difficoltà di lettura. Ma la dislessia è una condizione complessa che coinvolge anche la capacità di scrittura. Anzi, a volte scrivere è più faticoso che leggere. E un gruppo di ricercatori dell’Université Grenoble Alpes ha scoperto perché. 

Dopo avere osservato l’aspetto puramente motorio della scrittura nei bambini con una diagnosi di dislessia, gli scienziati hanno constatato che per tutti loro gestire il percorso di una penna su un foglio non è un’impresa facile. I quaderni si riempiono di parole scarabocchiate e illeggibili e di errori di ortografia. E per questo spesso la dislessia viene confusa con la disgrafia, cioè un disturbo dell’apprendimento con un disturbo motorio. 

In realtà quei bambini dalla scrittura disordinata non hanno un problema di movimento e la scrittura non è un semplice processo manuale. La realtà è un’altra. 

Tutto dipenderebbe dalle difficoltà dello “spelling” affrontate dai bambini con dislessia. I ricercatori hanno osservato che quando una parola si scrive come si pronuncia, i gesti della mano sono disinvolti e la parola sul foglio è leggibile. Il problema insorge di fronte alle irregolarità ortografiche e alle parole particolarmente complesse, dallo spelling difficile. In questi casi la penna sfugge al controllo e produce segni a volte indecifrabili. 

L’esempio concreto è più eloquente: i bambini devono scrivere tre lettere “Mon”, ma la loro manualità cambia a seconda che si tratti dell’inizio della parola “montagne” (si scrive come si pronuncia) o della parola “monsieur” (si scrive in modo diverso da come si pronuncia). Nel primo caso i gesti sono fluidi, nel secondo caso la mano inciampa come se incontrasse ostacoli concreti sulla carta. 

Tutto ciò è stato dimostrato attraverso alcuni test condotti al Gipsa Lab di Grenoble e descritti su Cognitive Neuropsychology.

I ricercatori hanno dettato parole di diversa difficoltà ai bambini dislessici, tenendo gli occhi puntati sulle loro mani. Alcune parole erano semplici e dal significato reale (futur, per esempio), altre inventate (furut), altre ancora lunghe e dallo spelling complesso. I ricercatori hanno registrato sui tablet in dotazione agli alunni le traiettorie delle loro penne. 

Dall’analisi della scrittura è emerso che le parole irregolari e quelle inventate rappresentavano una sfida per i bambini con dislessia. E questo risultato è riconducibile alle loro difficoltà di spelling. Quando l’enunciazione della parola lettera per lettera è un processo particolarmente impegnativo, il movimento della mano ne risente e la scrittura assume forme fantasiose e indecifrabili. Ed è così che un bambino dislessico finisce per essere considerato disgrafico e avviato a percorsi terapeutici di cui non ha bisogno. Un errore che deve essere evitato.