Dormire 5 ore a notte ed essere svegli come grilli. Il segreto è nei geni

Lo studio

Dormire 5 ore a notte ed essere svegli come grilli. Il segreto è nei geni

Non lo fanno per abitudine o per dovere. Lo fanno perché non possono afre altrimenti. Chi possiede i geni del sonno breve non riesce proprio a dormire più di 5 ore a notte. La gran fortuna è che non sono mai stanchi, anzi di solito hanno energie a non finire

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Immagine: Jamain, CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0>, via Wikimedia Commons
di redazione

Il 4 luglio del 2005 c’erano tutti. I Johnson erano al completo per festeggiare il giorno dell’Indipendenza americana. Poteva sembrare una “normale” riunione di una famiglia di mormoni con i soliti 250 parenti vicini e lontani. Ma Chris Jones, esperto di medicina del sonno all’ Università dello Utah, ha trasformato quell’evento in un esperimento scientifico così originale da meritarsi un lungo articolo sul sito della CNN

Molti membri della numerosissima famiglia Johnson hanno infatti una curiosa caratteristica: dormono 5 ore a notte senza mai essere stanchi. Non lo fanno per qualche tipo di dovere o per abitudine, ma perché proprio non riescono a dormire più a lungo. A qualunque ora della notte o del giorno vadano a dormire, dopo cinque ore sono svegli come grilli. Se qualcuno li pagasse per prolungare la loro permanenza tra le braccia di Morfeo, non potrebbero riscattare il premio: per qualcuno dei componenti della famiglia, ma non per tutti, è fisiologicamente impossibile restare addormentati per più di 5 ore. 

Chris Jones, che aveva già individuato il ruolo di alcuni geni in altri tipi di disturbo del sonno, era convinto che la famiglia Johnson avrebbe rivelato altri legami tra geni e sonno. E così è stato. Il mini-sonno è genetico. Dall’analisi del Dna dei campioni di sangue raccolti durante il maxi-raduno famigliare del 20025 e da altre indagini su altri individui con la stessa tendenza al sonno breve è emerso che una mutazione del gene DEC2 induce i dormitori rapidi a restare svegli a lungo la notte e altre due mutazioni, chiamate  ADRB1 and a NPSR1, alterano i neurotrasmettori accorciando il periodo di sonno necessario per riposarsi.  

I ricercatori hanno trovato conferma di quanto osservato negli esseri umani in un esperimento sui topi. Gli animali in cui venivano introdotti i geni del mini-sonno dormivano effettivamente molto meno degli altri, ma non non manifestavano alcun segno di stanchezza. 

Possedere il gene del sonno breve è una fortuna non da poco. Non si ha neanche una delle conseguenze tipiche della deprivazione del sonno. Al contrario, ci sono solo vantaggi: nella maggior parte dei casi chi riceve dalla natura questo dono è molto attivo, ha una grande capacità di memoria, è propositivo e positivo, ha energie da vendere. 

«Non sono solo svegli, sono motivati. È una tortura per loro non fare nulla. A loro piace correre maratone. La spinta che hanno è fisica, ma anche psicologica. Sebbene questi tratti non si applichino a tutti, dal 90  al 95 per cento delle persone negli studi avevano queste caratteristiche comuni, compresi i ricordi fenomenali», dice Jones.

Anche i topi osservati nello studio condividevano alcuni di questi tratti. Erano più attivi e produttivi degli altri e sembravano avere ricordi migliori, anche se dormivano di meno. 

Per i comuni mortali funziona diversamente. Il sonno è il momento in cui il corpo consolida i ricordi e purifica il cervello dalle neurotossine. Senza la necessaria fase REM, la più profonda, la maggior parte delle persone si sente stanca, ha difficoltà di memoria e di concentrazione. Loro, i dormitori brevi, non provano nulla di tutto ciò. Anzi sembra che la mutazione genetica permetta di concentrare tutti i benefici del sonno in un tempo breve.