Dove ho parcheggiato l’auto? Se ci torna in mente è grazie ai neuroni "tag"

La scoperta

Dove ho parcheggiato l’auto? Se ci torna in mente è grazie ai neuroni "tag"

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La memoria spaziale risiede in una parte dell’ippocampo chiamata corteccia entorinale. Si tratta della stessa area del cervello che ospita le cosiddette “cellule Gps” a cui si deve la capacità di orientamento
di redazione

Dove ho parcheggiato l’auto? Se il ricordo riaffiora lo si deve a singoli neuroni del cervello. I ricercatori della Columbia University School of Engineering and Applied Science hanno infatti dimostrato per la prima volta che specifici neuroni prendono di mira specifici ricordi spaziali. Un po’ come fanno le etichette di Google Map che memorizzano i luoghi preferiti: il ricordo della posizione di un oggetto è legato all’attività di specifici neuroni, se cambiano le coordinate spaziali cambiano i neuroni attivati. Tanto che analizzando l’attività dei neuroni in pazienti sottoposti a un intervento di neurochirurgia, i ricercatori hanno potuto indovinare quale fosse il ricordo richiamato alla mente. La scoperta pubblicata su  Nature Neuroscience potrebbe avere implicazioni importanti nell’ambito degli studi sull’Alzheimer. 

Un Gps nel cervello con capacità di memoria

La memoria spaziale risiede in una parte dell’ippocampo chiamata corteccia entorinale, una delle prime a venire compromessa dalla malattia neurodegenerativa. Si tratta, non a caso, della stessa area del cervello che ospita le cosiddette “cellule Gps”, cellule a cui si deve la capacità di orientamento e la cui scoperta venne premiata con il Nobel per la medicina nel 2014. Queste cellule sono fondamentali per muoversi nello spazio seguendo determinate coordinate ma non sembrano coinvolte nella memoria spaziale. 

Finora quindi non era stato compreso nel dettaglio il processo che permette di ricordare il percorso per giungere a una destinazione o il luogo esatto dove è stata parcheggiata l’auto. 

I neuroni che ritrovano l’auto parcheggiata

Gli scienziati della Columbia Engineering hanno potuto ricostruire il meccanismo della memoria spaziale grazie a una serie di esperimenti condotti su 19 individui affetti da epilessia resistente ai farmaci a cui erano stati impiantati degli elettrodi nel cervello come terapia. Ai pazienti è stato chiesto di cimentarsi in un semplice gioco con la realtà virtuale: bisognava ricordare la posizione di quattro oggetti che apparivano in un  determinato punto e poi scomparivano. I ricercatori sono stati in grado di seguire l’attività dei singoli neuroni attivati ogni volta che i “giocatori” richiamavano alla mente il ricordo spaziale. Scoprendo così che neuroni specifici si attivano per ricordare una singola posizione, se cambia la location dell’oggetto da memorizzare cambia anche l’attività dei neuroni che si adeguano al nuovo obiettivo. L’associazione tra neuroni e ricordo spaziale è talmente precisa che i ricercatori hanno potuto prevedere quale ricordo i pazienti stessero prendendo di mira in base all’attività dei neuroni. 

«Il nostro studio dimostra che i neuroni nel cervello umano tengono traccia delle esperienze che stiamo volontariamente ricordando e possono cambiare i loro schemi di attività per differenziarli in base ai ricordi. Sono proprio come i “pin” sulla mappa di Google che segnano i luoghi da ricordare. Ora sappiamo che i neuroni sono interessati ai luoghi dei nostri ricordi e ora vogliamo scoprire se questi neuroni hanno anche a cuore altri aspetti dei ricordi come “il quando” e “il cosa”», hanno dichiarato i due autori dello studio, Joshua Jacobs e Salman Qasim. 

Le implicazioni per l’Alzheimer

«Poiché l'attività di questi neuroni è strettamente correlata a ciò che una persona sta cercando di ricordare, è possibile che la loro attività venga interrotta da malattie come l'Alzheimer, portando a deficit di memoria. I nostri risultati potrebbero aprire nuovi fronti di ricerca su come l'attività neurale nella corteccia entorinale e nel lobo temporale mediale ci aiutano a prendere di mira gli eventi passati per richiamarli alla memoria, e più in generale come l’orientamento e la memoria si sovrappongono nel cervello», spiegano i ricercatori.