Ecco la firma dell’aneurisma dell’aorta addominale: un passo avanti verso la diagnosi precoce e nuove terapie

Studio italiano

Ecco la firma dell’aneurisma dell’aorta addominale: un passo avanti verso la diagnosi precoce e nuove terapie

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L’aneurisma dell’aorta addominale consiste nella progressiva dilatazione locale dell’aorta (l’arteria principale del corpo che porta il sangue dal cuore a tutti gli organi) fino al rischio di una sua rottura.
di redazione

L’aneurisma dell’aorta addominale non arriva in silenzio, ma è accompagnato da un insieme di geni espressi nel tessuto adiposo che circonda l’aneurisma, coinvolti nell’esordio e nella progressione della malattia. Circa 300 che, non soltanto permettono di conoscere più a fondo i meccanismi implicati nella formazione dell’aneurisma, ma apre anche la strada a nuove possibilità di diagnosi e, in prospettiva allo sviluppo di nuove terapie.

A identificarli sono stati ricercatori del Centro Cardiologico Monzino IRCCS e dell'Università degli Studi di Milano in uno studio pubblicato sulla rivista Arteriosclerosis, Thrombosis and Vascular Biology.

L’aneurisma dell’aorta addominale consiste nella progressiva dilatazione locale dell’aorta (l’arteria principale del corpo che porta il sangue dal cuore a tutti gli organi) fino al rischio di una sua rottura.

«Sappiamo che il tessuto adiposo che circonda i vasi sanguigni ha un ruolo rilevante nello sviluppo di molte malattie vascolari, ci siamo chiesti se avesse una funzione anche nell’aneurisma. Da qui ha preso inizio la nostra ricerca», racconta Pablo Werba, responsabile dell'Unità di Prevenzione dell’Aterosclerosi del Monzino. 

«Lo studio ha esaminato per la prima volta l’intero trascrittoma (l’insieme dei geni espressi) dello strato adiposo intorno all’aneurisma dell’aorta addominale e lo ha confrontato con il tessuto adiposo sano dello stesso paziente», spiega Luca Piacentini, biologo molecolare dell’Unità di Immunologia e Genomica Funzionale del Centro Cardiologico Monzino. «Abbiamo così osservato differenze nell'espressione di oltre 300 geni nel tessuto adiposo malato e notato che queste differenze aumentano di numero e di grado con l'aumentare del diametro dell’aneurisma. Una firma molecolare specifica, dunque, che identifica il tessuto malato e lo differenzia da quello di altri depositi di grasso. Lo studio ci suggerisce, in particolare, che questa combinazione di geni dall’espressione alterata è determinate non solo nell’esordio ma anche nella progressione della malattia», chiarisce Piacentini. 

Le caratteristiche dei geni individuati sembrano inoltre confermare l’ipotesi che all’origine dell’aneurisma possa esserci un fenomeno autoimmune: I risultati suggeriscono che una risposta immunitaria anomala nel tessuto adiposo perivascolare è centrale per la formazione e la progressione dell’aneurisma. Si tratta di un’indicazione preziosissima perché, insieme alla firma molecolare, fa prospettare la possibilità di percorsi diagnostici personalizzati e apre la strada allo sviluppo di approcci terapeutici specifici, anche alternativi alla chirurgia. Tutto questo pone le basi che, crediamo, potranno permettere di arrivare a un trattamento veramente efficace per questa malattia, troppo spesso sfuggente, responsabile solo in Italia di almeno 6.000 morti ogni anno» , spiega Gualtiero Colombo, responsabile dell’Unità di Immunologia e Genomica Funzionale.

«Al momento - conclude Rita Spirito, responsabile coordinamento dell’attività clinico-scientifica dell’U.O. di Chirurgia Vascolare dell’IRCCS milanese - i trattamenti disponibili per l’aneurisma dell’aorta addominale sono la chirurgia tradizionale “a cielo aperto” con riparazione del vaso dilatato grazie all’inserimento di una protesi di materiale sintetico, e l’intervento endovascolare minivasivo, che permette di riparare il tratto di aorta danneggiato tramite un’endoprotesi (stent graft), inserita attraverso un’arteria periferica e fatta risalire tramite catetere fino a raggiungere l’aneurisma. La nostra scoperta segna un passaggio che potrebbe davvero aprire le porte alla ricerca di nuove modalità per intervenire nella formazione e nell’evoluzione degli aneurismi dell’aorta addominale».